018 UX Writing

Le parole contano, soprattutto quando sono centellinate.

Quanto è importante il ruolo dell’UX Writer e cosa fa? Capita spesso che chi si occupa di ricerca dei termini adatti e dei microtesti di un APP o di un sito Web, non sia quasi mai uno del mestiere. Ma trovare la giusta frase è il primo passo per una comunicazione efficace!


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The rise of the UX writer: How this company boosted engagement by 10% with a single word
https://media.thinknum.com/articles/ux-writer-jobs-data-grow-your-business-communication/

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“Devo fare un sito. Il menu contiene le seguenti voci: home, chi siamo,” materiale disponibile” oppure no, aspetta, ‘informazioni disponibili’, no, ‘materiale vario’, nooo, forse ‘elenco delle risorse’, tu che dici, si capisce?…..naaaa mi fai un prova a scrivere ‘materiale attuale’ e vediamo se ci sta in larghezza?!”

Messaggio su popup: “Siamo spiacenti, si è verificato un errore irreversibile. Rivolgersi all’amministratore del sito”.

C’è una professione  seriamente maltrattata al mondo  e di cui, purtroppo, non si percepisce mai  l’esigenza.

L’UX Writer, evoluzione Web del tradizionale copywriter proveniente dal settore della stampa.

Io  non vorrei mai fare l’UX Writer. Davvero.

Deve essere una di quelle professioni che ti fanno tornare a casa nervoso guasto.

Già, in quanto designer, il più delle volte devo acconsentire a modifiche opinabili espressamente richieste dal cliente. Ma poiché alla fine sono io che le devo realizzare, in qualche modo riesco a inglobare qualsiasi richiesta all’interno del mio personalissimo stile. O per lo meno,  se reputo che una richiesta possa portare più svantaggio che altro, tendo a fare un po’ più fatica a metterla in pratica, aggiungo, quello che io definisco “un po’ di attrito”, quel leggero ritardo o quella difficoltà che permette di metterla da parte, di dimenticarsene.

Ma se il tuo lavoro consiste nel trovare dei termini adatti o nello scrivere dei testi comprensibili e gradevoli, purtroppo ti scontrerai tutti i giorni con qualcuno che conosce la tua lingua sicuramente quanto te e che però non è in grado di padroneggiarla altrettanto bene.

Come fai a dire a chi non è del mestiere e che però finanzia il progetto: “Piantala di insistere, questa frase non vuol dire niente e facciamo solo una pessima figura a pubblicarla” senza perdere immediatamente il lavoro?

Non deve essere affatto facile.

Oltretutto non deve neanche essere piacevole vedere magari una tua frase completamente stravolta dopo che hai passato non so quante ore a coordinarla con il resto della comunicazione del sito.

Professioni difficili.

Ma necessarie.

In questo episodio spezzo una lancia a favore degli UX Writer. E non perché sia uno dei miei tanti compiti, ma proprio perché non lo è, e vorrei che fosse chiaro una volta per tutte che non è il mio compito. E neanche quello del programmatore e men che meno quello dell’amministratore delegato della società.

Lo dovrebbe fare un professionista, che scrive bene e spesso. Magari conosce bene le persone, dette anche utenti, sa cosa si aspettano e cosa no. Pensa che usare “nomenclatura” al posto di “voci di menu” non sia facilmente comprensibile, né tantomeno “tassonomia” al posto di “classificazione”.

Magari invece di scrivere “Si è verificato un errore irreversibile” che mette in allarme la persona che se lo trova davanti e che non sapendo come riparare al danno, visto che stava usando di nascosto il computer del suo collega, si fa prendere dal panico e stacca la presa della corrente del pc per simulare un blackout improvviso….

Magari, dicevo, al posto di usare una frase tanto sibillina quanto inquietante, potrebbe scrivere cose tipo:

“mi spiace, ma si è verificato un errore, può capitare. Clicca qui per tornare alla pagina principale e, se dovesse accadere di nuovo, ti preghiamo di inviarci una segnalazione scrivendo a ….”

Ecco la differenza dov’è.

C’è gente che per ore riflette se scrivere su un pulsante “Pubblica” o “Esporta” e non è che non ha niente da far, per cui si gingilla in cose di poco conto. Anzi! Una modifica di un termine può cambiare completamente la percezione di qualcosa. Ti metto un articolo in descrizione che parla proprio dei risultati quantificabili che si ottengono solamente con la modifica di un termine.

Pensa a quante volte ti sei fermato davanti ad un pulsante con su scritto “Clicca qui e prenota l’hotel”.

Sai perché ti blocchi? Perché tu non vuoi proprio rischiare di trovarti imbottigliato in qualsiasi richiesta vincolante. Assolutamente no. Tu non sei pronto a prenotare nulla se non hai fatto un giro su una decina di offerte nella stessa zona, almeno.

Quindi non vuoi di certo “prenotare”. Funziona meglio invece un pulsante con su scritto “Verifica la disponibilità”. Tu “verifichi”, non “prenoti”, se non all’ultimo minuto…quando sei estremamente convinto di ciò che stai cercando.

Sfumature? Sì, e son quelle che fanno la differenza.

“Compra ora” o “metti nel carrello”?

“Lasciami i tuoi recapiti” o “Contattami a questo indirizzo”?

“Inserisci la tua carta di credito” oppure “Provalo subito, è freemium”?

E anche solo l’etichetta “Chi siamo”. “La nostra società”, “Il nostro team”, “Conosciamoci”, “Su di noi”, “Mi presento”…. Qual è il termine che funziona, rispetto al  tono della comunicazione del tuo sito Web?

Non hai mai pensato a questo, vero? E’ normale. Già è estremamente difficile scrivere un testo per spiegare cosa si fa nella vita, immaginiamoci a calibrare ogni singolo termine rispetto alle aspettative della persona che lo legge.

C’è poi Optimize di Google. Tanto bello, quanto potente. Come funziona?

Installi questa estensione sul browser, inserisci uno script sul tuo sito et voilà. Puoi effettuare dei test senza modificare invasivamente il tuo sito. Puoi cambiare l’etichetta su un pulsante e mostrarla solo a un piccolo gruppo di utenti selezionati, non a tutti quelli che transitano sul tuo sito, e vedere se il cambiamento viene meglio recepito rispetto all’originale.

Ad esempio, se si verificano più click o se più operazioni frequenti vengono portate a termine. Un A/B test effettuato in modo pratico e veloce direttamente sul tuo sito e sperimentando direttamente sui tuoi utenti reali.

E’ lì poi che il gioco si fa duro e i duri iniziano a giocare.

Non quando a scegliere il nome del prodotto è il proprietario della Società che trova un nome tratto dalla serie Star Trek col Capitano Kirk e nessuno ne comprende il significato perché ormai mancano tutti i riferimenti culturali.

E neanche quando il maschio Alfa del gruppo durante la riunione settimanale di avanzamento lavori, si mette a tirare fuori termini a vanvera perché si sente in grado di gestire anche quella parte di sviluppo.

No, i duri che iniziano a giocare sono quelli che hanno tutti i diritti per farlo.

Per cui la prossima volta che ti accingi a scrivere un testo, fallo, con la consapevolezza però che stai facendo qualcosa di estremamente determinante. E se in quel momento non puoi permetterti di assumere un UX Writer, ok. E’ giusto. Lo dico sempre che bisogna arrangiarsi. Mollare, mai!

Ma con l’intenzione che quando avrai raggiunto un grado di sviluppo, competenza e un buon introito, metterai a budget anche una figura del genere. Perché non è uno sfizio. Può fare davvero la differenza tra un prodotto amatoriale e uno professionale.

E un caro saluto a tutti gli UX Writer che lottano in difesa dell’utente finale. Un applauso dal balcone anche a loro.

Il riassunto in 5 punti della puntata:

1- non è perché siamo degli assi a scrivere le cartoline di Natale possiamo anche spacciarci per UX Writer professionisti

2- I termini su internet fanno la differenza! A volte un utente sta su una pagina 5 secondi al massimo…

3- se sei uno di quelli che non legge mai i messaggi popup e clicca compulsivamente avanti, avanti, avanti fino alla fine della procedura. Apprezzerai sicuramente dei testi essenziali che vadano subito al punto. Magari se son cortissimi ti invoglieranno anche a soffermarti a leggere, prima di accettare condizioni non volute.

4- Sul prossimo pulsante che farò ci scriverò “Vengo in pace, clicca qui”

5- Diamo a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio, e all’UX Writer quelli che sono i testi, se possiamo permettercelo, rifiutiamo il ruolo del Tuttologo. È il ruolo più inflazionato e sottopagato che ci possa essere!


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