Un Mondo di fumo.

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Ma sono solo io ad avere questa sensazione di “insensatezza”?
Sempre più spesso mi chiedo che senso abbia tutto questo?

Sono io quella fuori dalle logiche di mercato, fuori dal ‘Così va la vita’, estranea a tutti i ‘Si fa così perché è così che funziona’, ‘Business is Business, baby’?

Devo scrivere poche righe, perché le persone non leggono più, devo parlare poco perché la gente non ascolta, devo produrre contenuti se no nessuno si ricorda di me e poi non lavoro più, devo essere flessibile e intraprendente e essere sempre disponibile e vendermi bene.

Vendersi.

Leggo il Messaggero e mi incazzo, qualcuno ha riportato una notizia di Lolnews.it sul Messaggero. LOLnews…un nome che è già una definizione. Scrivo alla redazione, dico, ‘Ma davvero?! Siete il Messaggero! Santo Dio!’.

Un mio collega mi informa: “Ma vedrai che sono contenuti a pagamento”.

Per non so che cifra una nota rivista di informazione conosciuta a livello mondiale pare pubblichi uno speciale su di te come icona business dell’anno. Così dicono.

Prima che uno lanci un’attività su internet, invia una richiesta sui social: “Per favore, visto che non vi ho chiesto mai niente, vi iscrivete così da fare vedere che c’è una community, grazie!”

E la gente acconsente, tanto è facile, basta schiacciare ‘follow’…ma chi era questo che mi ha scritto? Boh! E che vende? Mah!

I premi delle aziende? Pagati. Per una cifra vinci l’award o il posizionamento nella classifica di quell’organizzazione che individuano le società che valgono, ti danno il bollino, fai parte del gotha. Hai avuto un problema di mobbing con i tuoi dipendenti? Comprati un Award per il migliore Welfare Aziendale e stai a posto. Inquini? Comprati quello come Azienda Socialmente Responsabile. Un premio per ogni magagna. Il mondo è sempre andato così? Può darsi. Del resto anche il premio Nobel ha delle origini non proprio impeccabili. Solo che adesso lo fanno tutti. Tutti.

L’ultima cantante del momento pare sia sorta dal nulla, scovata per caso tra miliardi di potenziali cantanti su una piattaforma qualsiasi. Vado a leggere la biografia. Suo padre, sua madre e chi sa chi altro nella sua famiglia sono musicisti, cantanti e attori e lei non sa quanto costano i cereali…Una normalissima ragazza della porta accanto che pensa che una scatola di fiocchi d’avena costi solo 40 dollari. Come non crederle.

Gli articoli che leggiamo, le classifiche che vediamo, le biografie sugli uomini e le donne di successo, il numero di utenti nei social, nei podcast, nei siti, le statistiche, le recensioni dei libri…tutte pagate a fior di milioni? Ma allora…

NON ESISTE NIENTE. N I E N T E .

In tutta quest’orgia di comunicazione quotidiana, nessuno sta comunicando nulla in realtà.
In sè la cosa è incoraggiante: non esistono le fake news perché è tutto fake.

Qualcuno lo chiamerebbe Storytelling, ma io sono vecchia, a me piace definirlo col termine antico: mentire. Non è un giudizio, constato i fatti.

È solo una scenografia di teatro, un Mondo fatto di fumo.

Ma se non ti fidi più di niente e di nessuno, cosa resta?

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