017 – Tempi moderni e sindrome dell’impostore

Una sola persona al Mondo non sa cosa sia la Sindrome dell’Impostore e neanche vuole saperlo…e di sicuro non sono io!

La Sindrome dell’Impostore incombe su di noi. Se nei bei vecchi tempi che furono bastava avere un computer abbastanza potente e tanta voglia di sperimentare, ora bisogna essere podcaster, marketer, videomaker, motivatori, public speaker, deejay e Guru onniscenti! E ogni tanto qualcuno sbotta…


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Sconfiggere la sindrome dell’impostore

Sindrome dell’impostore: lo strano timore delle persone capaci

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ECCO LA TRASCRIZIONE DELLA PUNTATA, più o meno…


“Come Designer non posso candidarmi per quel posto perché non ho tutti i requisiti richiesti.”

“Per la nostra Azienda stiamo cercando un UX designer che sia anche un po’ UX Writer e UI designer, sappia un po’ di Marketing, conosca l’HTML, il CSS, React e faccia anche un po’ di montaggio video. L’ho detto che deve sapere tre lingue?”

Viviamo in tempi caotici. Ed è sempre peggio. Posso testimoniare personalmente.

Quando ho iniziato questo lavoro nel 97, eravamo pochi e nessuno sapeva a cosa servisse Internet.

Eravamo solo un paio di ragazzi che si divertivano coi computer. Era davvero difficile che qualcuno ci prendesse sul serio.

Ancora nel 2002, non c’era molta gente che si vantasse di lavorare nel Web. Anche se c’era stata la bolla di Internet nel 2000, la professioni Web non erano ancora così diffuse come ora.

Mi ricordo il viaggio che feci in Canada a Toronto nel 2002. Ero andata a imparare per l’ennesima volta l’inglese che non credo di sapere mai abbastanza bene e dissi con orgoglio alla mia insegnante che ero un Web designer! Non potrò mai dimenticare il suo sguardo: provava pena per me! Mi vedeva già in assistenza e a vivere di espedienti.

E ora è tutto diverso. Praticamente lavoriamo tutti nel settore informatico, dei servizi online, della progettazione di applicativi, più o meno, e quelli che fanno i lavori tradizionali non dico che si siano del tutto estinti, ma sembrano inarrestabilmente avviati verso il viale del tramonto. Ora, non se ne abbiano quelli che svolgono dei lavori di tipo tradizionale, avremo sempre l’esigenza di un falegname specializzato, ma probabilmente il falegname del futuro non potrà non avere anche delle conoscenze informatiche di qualche tipo, perché è la società stessa che sta digitalizzando qualsiasi informazione preesistente. Anche solo per fare una fattura…

Basti pensare a quanti corsi ci sono ora per insegnare il codice ai bambini! Stiamo formando i nuovi operai del futuro, sempre che non sia del tutto obsoleto impararlo, visto che la cosa più sensata sarebbe quella di utilizzare direttamente il linguaggio colloquiale con la macchina, invece di scrivere codice, tipo “ripeti quest’azione 5 volte e poi fermati e prosegui con quest’altra istruzione, grazie”.

E non puoi capire neanche la differenza abissale nel cercare commissioni che c’è adesso, rispetto a qualche anno fa! Io ricordo di aver creato, tempo addietro, uno dei miei siti web personali più arroganti che abbia mai realizzato. Praticamente scrivevo cose tipo…”se proprio devi, scrivimi…” Per assurdo era una forma di anti-marketing asociale, un anti-landing page, allontana-clienti.

Ma in quel tempo lì era talmente tanta la domanda di lavoro nel mio settore, che ero più preoccupata di allontanare chi era alla ricerca di informazioni e mi faceva perdere tempo prezioso piuttosto che di trovarmi ulteriori clienti.

Ma oggi, le cose si sono completamente capovolte. Le informazioni online sono infinite. Il cliente è più istruito, sa quello che cerca, quello che vuole. Non fa perdere tempo, ti contatta quando deve mettere tutto in bella. Alla fine è anche più divertente perché effettivamente metti a frutto le tue competenze invece di stare a fare i corsi sull’uso dei tablet.

Però questo ha voluto dire che i professionisti oggi non si occupano solo del loro lavoro, ma devono avere almeno un’idea generale di tantissime nozioni differenti.

Ad esempio, può sembrare egocentrismo, ma alla fine, creare un blog, un podcast, muovere un po’ di passi titubanti nel marketing e nella produzione di contenuti è stato per me un passo necessario non tanto per cercare nuovi clienti, quanto per essere ricordata da quelli che ho già e che ogni giorno vengono bombardati da informazioni di tutti i tipi, perdendo sempre più il focus, la concentrazione su quello che devono fare.

Però non è che questa cosa sia facile! Anzi. Il più delle volte vieni assalito dalla paura e dal dubbio. Non sono rari i casi in cui cominci a dire… “ma chi me lo ha fatto fare”. Ti chiedi se stai facendo bene, se non ti stai mettendo in ridicolo, se davvero offri delle informazioni utili o stai scoprendo ogni volta l’acqua calda.

Ogni tanto qualcuno da di matto nei blog, o nei podcast, è anche divertente, se vogliamo…

Come una puntata del podcast “Lessons from a quitter” di Goli Kalkhoran “Push Through fear and do it anyway”. Lo metto in descrizione se poi vuoi sentirla.

E in generale “La sindrome dell’impostore” anche quando non palesemente dichiarata in un post, colpisce piu’ o meno tutti. Attualmente se ne parla molto tra i movimenti contro il gender-gap, non li chiamo femministi, perché non promuovono la superiorità del genere femminile, ma solo parità di opportunità, condizioni e lavoro, cioè i diritti di base.

Spesso infatti le prime a risentire della “sindrome dell’impostore” sono purtroppo le donne, forse perché più abituate nei secoli a fare auto-critica.  Chissà se Trump fa mai autocritica…o qualche personaggio folkloristico nostrano… no, non credo, ci sono persone che non sanno neanche la definizione del termine.

Ma dove voglio andare a parare?

In questa puntata voglio dire che è inevitabile avere la sindrome dell’impostore, ma purtroppo dobbiamo sforzarci di NON soffrirne perché purtroppo sono i Tempi che ci richiedono questo, ovvero di essere sfacciati, egocentrici e catalizzatori dell’attenzione.

Una volta bastava che sapessi fare bene il tuo lavoro e quello bastava…poi ne sono arrivati milioni che sapevano fare altrettanto bene il tuo lavoro e gli strumenti si sono evoluti, allora dovevi sapere far bene il tuo lavoro e pure quello del tuo collega quando lui era assente…e poi ne so arrivati altri milioni di persone che uscite fresche da scuola sapevano fare questo e quello…e in un attimo ti sei ritrovato come la dea Kalj con in ogni mano uno strumento, dalla penna della tavoletta grafica al microfono per far sì che qualcosa di te rimanesse impresso e riuscissi a portare sti quattro soldi a casa. Perché sì, c’è anche un ulteriore svantaggio in tutto questo, più ne facciamo e più il lavoro si svaluta. Ma questa è un’altra storia…

E’ ovvio che non si possa fare bene tutto, che uno ci prova e non è detto che ci riesce. Ma c’è sempre la tua attività principale, il tuo core business, e quello non deve mai mancare, tutto il resto è a contorno.

Ma questa puntata non è rivolta a fare dell’autocommiserazione, anzi!

E’ rivolta soprattutto ai clienti che ricercano figure professionali “inesistenti in Natura”.

Quello che voglio dire a chi cerca una figura professionale per svolgere un lavoro e che nell’annuncio di lavoro si sbizzarrisce a inserire quante più competenze gli viene in mente, è che invece definisse bene qual è la competenza principale che proprio non deve mancare e punti principalmente su quella.


Sei all’inizio e vuoi che la tua app prenda subito forma?
Assumi un programmatore.

Hai un sito spartano fatto da un bravissimo programmatore, che funziona a dovere, ma con un’esperienza di navigazione pessima? Assumi un UX designer.

Vuoi solo rifare la “facciata “per così dire? cerca un User Interaction designer.

Questo non è l’approccio ideale, ma se non puoi permetterti di partire con un team di sviluppo dall’inizio, devi andare avanti a piccoli passi, una “stesura” per volta. Sii però specifico.

Perché più cerchiamo di “dare una botta al cerchio e una alla botte”, o di avere la “botte piena e la moglie ubriaca” …quante botti e quanto vino in questa frase! Più cerchiamo la persona tuttofare che ci sistemi questo e quello, più otteniamo di attrarre solo quelli che non sanno fare auto-critica e va a finire che ci ritroviamo Trump come UX designer.

Cerchiamo di ridurre i termini di ricerca all’essenziale, altrimenti è più facile che ci si presenti un “In-utile Idiota” inconsapevole di sé stesso piuttosto che il “SuperUomo” che risolve tutti i problemi del mondo.

E a chi vuole candidarsi per un lavoro? Cosa consiglio? Un cliente o un datore di lavoro che pretende TUTTO da un’unica figura professionale, è anche lui inconsapevole di se stesso e di sicuro questa non è la situazione ideale per lavorare bene. A questo punto è quasi meglio non avere i requisiti richiesti e passare a una richiesta più coerente.

Il riassunto in 5 punti della puntata:

  1. Si stava meglio quando si stava peggio e vai col terzo proverbio della puntata.
  2. Per l’insegnante di inglese di Toronto…Come va? Spero bene.  Ormai gli insegnanti di inglese sono tutti su Verbling!
  3. La sindrome dell’Impostore è un lusso che non ci possiamo più permettere.
  4. Perché non istruire l’intelligenza artificiale a comunicare nel linguaggio comune piuttosto che insegnare il codice ai bambini? Il codice un giorno si studierà al liceo scientifico al posto del latino…
  5. Chi troppo vuole nulla stringe…mancava quest’ultimo proverbio per chiudere in bellezza la puntata!

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