019 Come scegliere un Designer

Il primo Designer non si scorda mai…

Come si fa a scegliere il giusto Designer per il nostro prodotto? Come effettuare almeno una prima “scrematura” tra i profili di professionisti, ruoli e lavori disponibili in rete? Quali strumenti abbiamo a disposizione per selezionare il “prescelto” nel modo più accurato possibile? Queste e altre domande per trovare il Designer della nostra vita.


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ECCO LA TRASCRIZIONE DELLA PUNTATA, più o meno…


“Stiamo facendo dei colloqui d’assunzione per trovare un UX designer per la nostra Società. Siamo un recruiter, il Creative Lead, 2 programmatori e  il CTO. Ognuno porrà delle domande e gli sottoporrà un test specifico, alla fine selezioneremo solo quello che ha riscosso più consensi.”

“Ho partecipato ad un colloquio di lavoro che mi ha completamente ridotto a pezzi. Mi hanno trattato con sufficienza, sminuito il mio lavoro di anni e fatto sentire completamente inadeguato. Forse non sono più adatto per questo ruolo.”

Gran brutta cosa i colloqui, lo dice una che ne ha fatti molti sia come assistente dei recruiter che come soggetto da ricercare.

Il segreto per farli bene è, come al solito, farne davvero tanti.

Più ne fai e più scopri che il segreto per un colloquio di lavoro di successo sta solo in un’alchimia del tutto fortuita che si viene a creare tra i partecipanti e che stabilisce a priori le sorti di quell’incontro.

Non c’è niente di studiato a tavolino, come per qualsiasi cosa che riguarda l’azione umana. Il problema è che, come ogni situazione che costringe ad una scelta, ad una selezione, in pratica si gioca con le sorti di una vita professionale così come si gioca coi dadi.

Questa puntata scaturisce da una riflessione al riguardo che ho fatto dopo essermi imbattuta in questo sito Creativereview, che metto in descrizione. In pratica si tratta di una directory online dove caricare i tuoi lavori, senza “mi piace” o “followers” e nel più assoluto anonimato. I lavori vengono sottoposti alle aziende che li valutano e li selezionano, e in questo modo si mettono in contatto col designer senza pregiudizi di sorta e senza chiedere ulteriori prove di valore.

Un altro sistema per far sì che si premi il valore intrinseco di un professionista, senza farsi coinvolgere da dinamiche  di approvazione e conferma di gruppo.

Bello. Ma mi lascia perplessa.

Purtroppo la parte della conferma, o di quelli che ormai indichiamo con i “follower” e “i like”acquisiti fanno parte del processo decisionale. Pochi di noi hanno una così alta consapevolezza di cio’ che cercano da non fare affidamento sull’opinione altrui. E la selezione di progetti su cui indirizzare la nostra scelta è talmente ampia che, quale altro criterio, se non l’approvazione della maggioranza, ci potrebbe condurre ad una scelta ben determinata?

Faccio un esempio che è meglio. Altrimenti giro in tondo tra le parole e non vo dritta al punto.

Su Amazon voglio cercare un libro che parli di destino. Ok? Scrivo nel campo di ricerca dei libri “destino” e ne escono più di 30.000 risultati. Come potrei selezionare quello che fa per me su 30.000 risultati? Dici, ti metti lì, leggi i titoli e selezioni quello che piu’ di attrae…ok vuol dire che dopo 100 risultati mi sono rotta e demordo. Quindi che i primi risultati avranno la meglio sugli altri. E chi decide l’ordine? Il caso? Ecco, ci risiamo.

Comunque, alla fine, anche se so che nella maggior parte delle volte, selezionando la media delle recensioni degli utenti, ottengo solo dei risultati su valori comuni che generalmente piacciono alla maggior parte delle persone, ma che difficilmente incuriosiscono me o rispecchiano quello che sto cercando in quel momento, in questo caso infatti escono dei libri di fumetti su Dragonball…userò per forza questo tipo di filtro per potermi orientare nel mare magnum delle proposte disponibili.

Con buona pace di Vito Mancuso con “l’Anima e il suo destino” che finisce in quinta pagina ben più lontano di Dragonball!

E’ questo un modo per selezionare il valore di un libro? Ovviamente no.

Quello che ci dobbiamo chiedere, appunto, è questo.

Con che filtri selezioniamo il lavoro di un Designer o di un professionista in generale?

Allora in descrizione metto anche l’articolo di

Ghukas Stepanyan che ho trovato su Medium.

L’autore non mi piace nel modo di esprimersi. Attualmente si sfrutta troppo il parlare “sfrontato” per attrarre l’attenzione e non credo che serva. O per lo meno, come ogni cosa, se non è funzionale a ciò che devi esprimere, non lo usare, son solo orpelli inutili, così come nel linguaggio forbito settecentesco si usava in modo smoderato “orsu dunque”, il nostro secolo è il secolo del “fottiti” utilizzato a sproposito. Ma tralasciando lo stile, in realtà è il primo che mi è capitato sotto mano in una ricerca sulle difficoltà che si possono avere nella scelta di un creativo.

Facendo quindi un merge, un confronto, tra le motivazioni dell’esistenza di un sito come Creativereview, l’articolo in questione e la mia esperienza in tal senso, ho riassunto in generale quali sono i punti da tenere presenti prima che si scelga o si scarti il Designer della nostra Vita.

1- fare affidamento esclusivamente sul portfolio di un Designer per attenersi ad una scelta, potrebbe rivelarsi controproducente per questi motivi:

a- i lavori scadono. Sì, hai capito bene, i lavori di un Designer hanno una data di scadenza. I lavori di un Designer Web hanno vita ancora piu’ breve. Nel giro di 6 mesi, un progetto può passare dall’essere ritenuto un esempio da prendere come riferimento e spunto ad un esempio da evitare e da non riproporre mai più nella vita. E ve lo dice una che per anni si è fatta prendere in giro ogni volta che ha mostrato i siti che realizzava nel 1999. Hai voglia a dire che a quei tempi avevi solo 256 colori e tante altre limitazioni del tutto scomparse ora, per fare quello che hai fatto. Ci vuole tantissima immaginazione che neanche i Designer più arguti a volte hanno. Resta molto più facile pensare che chi hai davanti non è in grado di afferrare i trend del momento e sia ormai “obsoleto”, “deprecato” come i tag HTML.

b- bisogna tenere a mente che i progetti sono realizzati da un team di sviluppo e raramente da singoli soprattutto i progetti che lasciano stupefatti. Tanti mockup grafici che i Designer spacciano per propri spesso sono il frutto di un lavoro di un team di grafici e se anche così non fosse, sono comunque frutto di scelte effettuate da molti stakeholders, project manager, programmatori, richieste del cliente specifiche, problemi tecnici che hanno aiutato o che hanno limitato lo sviluppo di un prodotto. Scelte e situazioni che quando si rivelano vincenti portano onore a tutti anche individualmente, ma quando si rivelano dubbie, portano discredito in ugual maniera a tutto il team.

Quindi, vedere che nel tuo portfolio hai il sito della Nike, non parla tanto del tuo stile, ma esclusivamente del fatto che devi essere stato parecchio in gamba ad entrare in quel contesto. E questo potrebbe non essere dovuto alla tua abilità nel disegno, ma magari alla tua abilità nel progettare o nella risoluzione di problemi tecnici o che altro può accadere nella vita per cui vieni coinvolto in un team. Bisogna effettivamente capire quanta parte hai avuto nello sviluppo concreto di un progetto tanto grande.

c- followers e like non possono essere determinanti. Anche se prima ho detto che sono un “filtro”, un parametro di scelta imprescindibile, servono solo per effettuare una prima scrematura, ma non possono essere l’elemento di valutazione della bravura di un designer. Il perché è presto detto.

Se metti la foto di un gattino che dorme beato sopra un posto scomodo, ottieni milioni di like. Se metti la foto di una bella ragazza procace ottieni moltissimi followers. Se pubblichi la foto della formula del vaccino per il Covid su Instagram penso che in pochi valuteranno l’importanza di una tale immagine e metteranno like o diventeranno tuoi followers.

E ovviamente il vaccino del Covid è più importante dei gattini e delle ragazze procaci, per lo meno in questo momento. Followers e like non vogliono dire niente e oltretutto sono facilmente veicolabili. E’ facile ottenere like se si hanno già molti like, così come è facile ottenere followers se si hanno già diversi followers. Lo sa bene chi viene pagato per inserire recensioni fake sui prodotti, perché  avere un’opinione conforme alla maggioranza ci rassicura del fatto di saper effettuare le giuste scelte e quindi aggiungeremo piu’ facilmente il nostro like se vediamo che altre N persone lo hanno già fatto.

Oltretutto un voto online può basarsi superficialmente solo sull’immagine presentata, sul cartonato, sul mockup ovvero esclusivamente sulla percezione dello stile che generalmente ricalca quello in voga nel momento che lo si guarda. Ovviamente non può tenere conto dei limiti e dei problemi affrontati, e della capacità di aggirarli o di utilizzarli ai propri fini che è poi o quello che fa la differenza tra un disegnatore /illustratore bravo a disegnare e un designer che sappia progettare.

Quindi, il primo problema è quello di non poter fare affidamento sul portfolio di un Designer perché potrebbe non essere assolutamente di aiuto.

2- il secondo punto da tenere presente è che far svolgere un lavoro di esempio per vedere se questa persona è quello che cerchiamo o fa al caso nostro è davvero una pratica da abbandonare.

Chiamiamola col suo nome…si chiama “sfruttamento” o “approfittarsene”.

Sì, non ti impermalosire, se lo fai sistematicamente per scegliere i tuoi collaboratori, ma dimmi solo una cosa. Andresti da un falegname a dirgli se ti fa un comodino su misura per la camera da letto per vedere se sarà in grado si realizzarti poi un tavolo per la sala da pranzo? No. Perché sai già che il falegname quel mobile te lo fattura comunque e se non ti sta bene, amen, vorrà dire che ti rivolgerai ad un altro e ci riproverai. Ritenta sarai piu’ fortunato. Si dice.

Andresti da un idraulico a chiedere di posizionarti un tubo in giardino per annaffiare, tanto per valutare le sue competenze e poi concedergli di riparare le tubature nella caldaia di casa? No. Perché anche quello te lo mette in conto.

Ora, perché un Designer dovrebbe fare un lavoro di prova gratuito per dimostrarti di saper lavorare? Se lo fa già da diverso tempo, l’unica cosa che puoi fare è verificare con un lavoro pagato. Se non ti piace, è così che va la vita. Ritenta sarai piu’ fortunato.

Te lo dice una che l’ha fatto spesso l’errore di produrre materiale gratuito per valutare la mia preparazione al riguardo. E il piu’ delle volte, ho ottenuto che questi gentili signori lo avessero utilizzato ovviamente senza remunerarmi, ma anche senza offrirmi un ulteriore lavoro successivo. Ho visto loghi rifatti ricalcando quello che avevo proposto io in uno di questi test, solo perché avevo avuto lo scrupolo di inserirci su una filigrana. Ho visto gente, organizzare team di sviluppo con i 4 soliti amici, pur di non pagare un prodotto demo già funzionante realizzato da altri. Lasciamo stare. Queste cose fanno male all’anima. Per cui, non chiedete di fare dei test gratuiti e non fateli. Non ne vale mai la pena. Il rischio c’è sempre da entrambe le parti quindi se non te ne fai carico te, costringi me a lavorare gratis, che è una cosa che non sta in piedi. Sto cercando lavoro per guadagnare, se volessi fare del volontariato non dovrei neanche sottopormi ad un test attitudinale.

3- smettiamola di cercare gli Unicorni, cerchiamo il professionista giusto, adatto ad un solo ruolo. E su questo sono d’accordo con l’articolo dello “sboccato” che propone la regola del 4, oltre 4 persone in un team di sviluppo, il Designer deve disegnare e non fare codice. Sacrosanto.

Se penso a quanti colloqui ho fatto con i programmatori che prendevano piede e ponevano domande inutili.

In vent’anni ho risposto a tantissime domande sulla tecnologia per lo più vane. Conoscenze che ho dovuto avere solo per superare brevissimi esami circoscritti, solo per fare felice e fesso qualcuno. In questi venti anni ho visto morire un numero enorme di tecnologie, piattaforme, sistemi, procedure di lavoro che venivano considerate insostituibili, imprescindibili e la cui conoscenza era considerata FONDAMENTALE. Gli stessi che oggi si atteggiano a Guru di una piattaforma o un linguaggio o una tecnologia, domani saranno misconosciuti, derisi e considerati “deprecati” come il loro codice. Per cui le domande a un Designer sul codice e dintorni le si possono tranquillamente accantonare. La sua abilità sarà piuttosto quella di galleggiare tra tutti questi “mondi”, questi territori, con leggiadria, quasi a passo di danza. Saltare da una tecnologia a un’altra, prestando attenzione solo al fine che si vuole ottenere. Senza fanatismi di sorta.

Quindi, come lo si sceglie un Designer? Lo provi e vedi se ti convince. Il primo impatto ovviamente è a pelle. La prima impressione conta. Se non si adatta al tuo “stile” o allo “stile” dell’azienda potrebbe essere una scommessa. Il che a volte da dei risultati inaspettati. Infatti o conviene sceglierlo simile a noi o del tutto spiazzante e differente. Potrebbe portare una ventata d’aria fresca!

L’affermazione sempre dell’autore dell’articolo ovvero che lo si prenda anche se non viene accolto bene dalla maggior parte del team è un azzardo perché potrebbe essere sì uno che sa il fatto suo ed è temuto, ma potrebbe diventare anche un pesce fuor d’acqua. In generale io opterei per una scelta “distruttiva” con un candidato non troppo ben voluto solo se il team è già disgregato e non trova compattezza. Potrebbe essere la martellata finale che ristabilisce un equilibrio. Ma se tutti lavorano in empatia e con un equilibrio ormai collaudato, collocare l’intruso all’interno di questo ecosistema potrebbe mettere fine all’idillio.

Poi l’effettiva efficienza di una professionista lo si vede sul campo. E il periodo di prova (pagata) è quasi sempre un periodo ragionevole per testare il valore di una persona. In generale, chiedergli cosa gli piace o cosa no, cosa lo annoia o a cosa aspira, quali sono i suoi modelli e cosa vorrebbe realizzare, già dice parecchio di una persona.

Ti fa capire se ha opinioni sue o se segue dei modelli standard, se è un tipo che fa determinate riflessioni o se agisce di istinto senza porsi chissà che dubbi.

Alla fine comunicare in modo umano, credo che sia il miglior metodo per trovare il giusto professionista adatto al lavoro che dobbiamo fare. E ricordiamo anche che non siamo solo noi quelli a rischiare di scegliere la persona non idonea al ruolo, ma è anche lui, il designer, quello che rischia, che non siamo noi la Società adatta al suo di ruolo.

Si rischia sempre in due, a metà.

Il riassunto in 5 punti della puntata:

1- il portfolio dei lavori dice molto di un professionista, ma va sempre valutato col giusto giudizio critico. Che non vuol dire solo apprezzarne le forme e il bilanciamento del bianco.

2- non proponiamo un lavoro omaggio per capire se è il professionista che stiamo cercando e soprattutto evitiamo di assecondare questa pratica ignobile. I lavori vanno pagati. Va pagato il tempo, l’impegno, il materiale, le spese vive, etc. perché tutti hanno diritto a vivere dignitosamente su questo Mondo.

3- basta Unicorni. Un designer progetta, disegna, non fa codice. Un programmatore scrive codice e non disegna. Sono due professioni diverse. Non chiamiamo l’idraulico per riparare un mobile, no?

4- il modo migliore per conoscere le persone è essere curiosi delle persone e di cio’ che fanno.

5- il rischio è sempre diviso a metà. Non c’è uno che pretende perché offre lavoro e uno che subisce perché in cerca di lavoro. Ci sono due entità alla pari che si stanno cercando per svolgere al meglio un progetto.


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