Lavoro da remoto

Ormai col coronavirus non si parla di altro. E perché non metterci il becco anche io?

Sul lavoro da remoto intendo. Una maniera paracula, la mia, per non sbilanciarmi con termini tipo telelavoro, smart working e non so che altro.

[ Ho appena letto i commenti sul blog del Professor De Masi e mi tengo ben lontana dal ginepraio delle definizioni! ]

Chi meglio di me può parlare di questo controverso argomento? Ho lavorato per anni in remoto, poi in sede come dipendente e poi ora di nuovo in remoto.

Se sono tornata in remoto…si capisce già da che parte sto.

Ma c’è da fare una precisazione che non ho visto fare ancora da nessuno degli articoli che mi è capitato di leggere in questi giorni.

Per lavorare a distanza, non in sede, da casa, da remoto, chiamatelo come preferite, entrambi gli “attori”: dipendente/ capo, consulente/responsabile, professionista/ cliente devono essere “evoluti”.

E per evoluti intendo:

1. che si sappiano organizzare

2. che si autoinfliggano una disciplina di tipo militare

3. che siano responsabili

4. che abbiano una mentalità di tipo imprenditoriale

Tutte quelle baggianate col tizio sull’ amaca con i piedi all’aria alle Bahamas che lavora al portatile sono l’ equivalente hipster del biliardino sul posto di lavoro….ovvero stronzate attira giovani menti ingenue e potenzialmente sfruttabili.

La realtà cruda dei fatti è che mi alzo alle 6.00 e dalle 8.00 sono reperibile e lo resto fino alle 18.00 più o meno. Di norma non lavoro per altri il sabato e la domenica, ma potrei farlo. E se si è rotto qualcosa per colpa mia o se capisco che gli eventi hanno remato contro un mio cliente, non per sua disattenzione, lavoro anche oltre l’orario.

Che le scadenze sono un patto di sangue.

Che se passa un’amica a prendere un caffè potrei anche darle buca e dirle di ripassare in un altro momento, dipende dagli impegni che ho.

Che gli imprevisti a casa sono la norma, ma bisogna avere la concentrazione di un monaco zen e scansarsi quando ti piovono addosso.

Che pur avendo la flessibilità dell’orario ti comporti come se fossi in fabbrica, ti scheduli le attività e le porti avanti senza che nessuno ti stia lì a controllare.

Perché sai che ogni cosa che fai ti verrà remunerata e che il rapporto col tuo referente va curato meglio di quello con tuo marito.

E dall’altra parte il tuo referente deve essere:

  • una persona lungimirante che programma le cose con almeno 3 giorni di anticipo
  • metodica, che faccia periodicamente il punto della situazione
  • organizzata, che sappia distribuire il lavoro
  • comunicativa, che sappia trasferire le informazioni in modo chiaro e sintetico
  • poco ansiosa, che non si faccia prendere dal panico se non vede immediatamente ciò su cui si sta lavorando
  • sicura di sé, che non debba avere sempre un pubblico di entusiasti intorno che gli faccia capire che sta facendo la cosa giusta.
  • discreta, che non chiami alle 4.00 del mattino per fare una riunione

Se si verificano tutte queste condizioni, allora sì. Il lavoro da remoto è la soluzione a tutti i mali.

E, riallacciandomi al post precedente, potrebbe cambiare il Gioco.

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