Il lavoro con l’Anima.

Tutto incomincia da una scatoletta di cibo per gatti. Vado a comprarne una serie in una nota catena di negozi per animali. Al bancone fo la battuta da Sciura attempata, quelle a cui va sempre di ciaccolare:

“Le fanno le scatolette all’aragosta con contorno di carote a julienne e marmellata di ribes selvatico?”

La ragazza, mi guarda sonnolenta e per nulla divertita: “Il gusto aragosta c’è”.

Io spiego malamente la battuta, ormai pentita di averla fatta: “E’ perché il mio gatto diventa ogni giorno più esigente…”

E la ragazza ancora più stoppacciosa: “Perché sa che può ottenere qualcosa di diverso”.

Ok, niente.  Pago e in silenzio me ne vado.

Queste cose mi capitano sempre più di frequente, probabilmente sono io che sto perdendo smalto.

Ma mi ricordo che da bambina con mia madre si andava a comprare questa roba al negozio di articoli per l’allevamento e il giardinaggio.

C’era sempre un vecchio vecchissimo, che probabilmente era il proprietario, e poi almeno altre due generazioni a servire: figlio e nipote. Erano lì da sempre. Appena arrivavi, chiacchierate a non finire, battute, consigli “Deve fare così, oppure cosà”…esperti da generazioni. Appassionati del loro lavoro. Non lo facevano per soldi. Anche. Ma era diverso.

C’era mio padre che girava sempre col metro e il blocco millimetrato. Magari incontrava uno per sbaglio per strada: “A’ Marcellì, c’ho un lavoro per te, me dovresti venì a prende una misura per una scala…” …”Eh, se me ce porti, la piglio subito, che ce vo!'” E il lavoro si faceva, tra una parola e l’altra. Usciva fuori in automatico. Faceva parte dell’esistenza, senza sforzo.

Oppure andavi al ristorante. Quello buono, su in cima al cucuzzolo di Genzano. E ti arrivava sta ragazzotta rubiconda con un taglio di capelli che metteva allegria: “Oggi ce sta il coniglio, mi’ madre l’ha dissosato, battuto, lasciato marina’ tutta la notte, condito con olio, olive, pancetta, messo al forno e irorato per tot ore”….”Eh, e che cavolo j’ha fatto sto coniglio a tu’ madre per averlo trattato a ‘sto modo?” AHAHAH! Vino e risate a fiumi!

Ora entri alla Roadhouse… t’arriva un giovane cameriere impacciato che è sempre diverso dalla volta precedente. Un turnover impressionante. Faccia spaesata, scoglionato, sembra quasi che sia precipitato dal cielo fin lì per servire te quel giorno e poi andarsene.

Forse sono i soldi. E’ l’economia. Tutto si basa sul risparmio. Economia più efficente. Mandare a casa le persone che sono troppo costose perché hanno acquisito esperienza, per pagare sempre meno dei ragazzini, che fanno quel lavoro solo per lo stipendio a fine mese e nient’altro.

Non è la loro storia, non è l’attività che vorranno fare per sempre, non è il loro mestiere…sono solo soldi. Sono giovani mercenari. Spesso sognano in grande, quello lì è solo un lavoro di ripiego. Oppure vengono allettati dall’idea che faranno carriera, diventeranno manager e si piazzeranno al posto del nipote di X, messo lì da subito, dal primo giorno, senza esperienza alcuna.

Sono sempre giovani, perchè gli basta niente per sentirsi a posto. Gli basta arrivare a pagarsi una vacanza, lo spritz tutti i fine settimana e una birra dopo il lavoro. Che altro serve nella vita?  

E poi sempre a contare le ore, ottimizzare, scalare, come ai tempi di Ford e della catena di montaggio. Solo che non produciamo più nulla di concreto, solo idee. E allora daje a spremerle ‘ste quattro idee striminzite.

Fai presto, presto, prima che ci arrivi qualcun altro…. Pensa! Non prendere il caffè, non fumare, non vivere! Pensa! Ti pago per pensare quando lo dico io!!! Dalle 8 alle 17.00 + eventuali straordinari!

“E accidenti anche ai Virus…come osano ostacolare la produzione? E il nostro PIL?!?!?!”

Passeggi per le strade di una città antica e bellissima e i negozi sono tutti Tezenis, Tally Weijl, H&M, Zara…proprio come al centro commerciale, tutte catene, non se ne salva uno. La città è stupenda, ma se devi comprare, quasi conviene il centro commerciale, almeno il parcheggio è a due passi e non ti carichi di roba. Tanto è tutto uguale, i commessi scoglionati allo stesso modo…che intorno ci siano mura di 1000 anni fa o delle pareti di cartongesso decorate finto-antico con annessa fontana di plastica stile art nouveau zampillante, non cambia poi molto. L’occhio si abitua anche al trash.

Ieri, vado qui dietro casa a comprare i sacchetti della spazzatura, in un negozietto sperduto, incastonato tra gli edifici del nucleo, gestito da un Signore d’altri tempi….e mi dimentico di pagare! Esco tranquilla e me ne vo. Lui non dice niente. Appena mi accorgo, torno e gli dico:”Ma che non mi dice niente che non ho pagato?” E lui, tranquillo: “Ero sicuro che saresti tornata indietro non appena te ne fossi accorta!” E tutti e due a ridere della mia stoltezza. E quando me ne esco dal negozietto, mi rimane quella sensazione che ormai quello lì mi è rimasto nel cuore e che ci tornerò a comprare anche se non mi conviene.

Oppure chiamo un esperto di infiltrazioni, un Signore sulla sessantina. Arranca fino all’ultimo piano della mia torre…lo sento col fiatone, gli offro un caffè e un bicchiere d’acqua. Mi fa un preventivo onesto e mi sistema anche i vasi dei pomodori perché non ne capisco niente di come si coltivano, mentre lui sì. Che persona simpatica e speriamo che mi escano dei bei pomodori finalmente! 

Ecco, tante volte mi ritrovo a pensare a questo quando fo il mio lavoro. Ad un certo punto, mi sa che scatta qualcosa dentro.

Non ti va più di fare le cose solo per guadagnare, ti va di essere quello a cui si chiede, si fa una battuta, ci si relaziona e alla fine non sei più “Quella che ci sistema il sito”, diventi “Silvia”…”Puoi chiedere a Silvia, vedrai che qualcosa si inventa”.

Diventi quella a cui si fanno gli auguri a Natale o che chiami perché è un po’ che non la senti. Diventi la Zia di tutti.

Magari non guadagni come prima…ma forse è il prezzo da pagare per avere indietro l’Anima. 

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