Empatia

Empathy map canvas 2017 by XPLANE.com

Stavo leggendo l’ultimo PDF di InVision “Business Thinking for Designers” e sono arrivata al paragrafo in cui si parla di Empatia e visto che l’argomento “business per designer” mi prende proprio poco… ho cominciato a divagare. Non so neanche cosa ci sia scritto, magari sarà la cosa più vera che sia mai stata scritta al mondo. Bah!

Non ho però alcuna intenzione di sforzarmi a capire perché la mia testa si ribella… a volte ho la nausea di parlare di BUSINESS…lo so che è da folli pensare che bisogna fare le cose perché ci piace farle e basta, poi i soldi arriveranno, se vogliono arrivare, se no avremmo comunque fatto quello che avevamo in mente di fare… E’ un atteggiamento che ormai in pochi si possono permettere, putroppo, preoccupati come siamo, tutti, ad arrivare alla fine del mese.

Comunque questo pdf non lo assimilo.

Quello che invece ha catturato la mia attenzione era lo schema sull’empatia riportato qui sopra.

EMPATIA. Parola meravigliosa.

“L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Il significato etimologico del termine è “sentire dentro, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro“, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.” – wikipedia

Cosa c’entra uno “schema” con l’empatia? Sono io che non capisco o non sembra anche a te la cosa meno empatica che si possa usare per comprendere la parola “empatia”?

L’empatia è un coinvolgimento. E’ sentire, percepire, il più delle volte, soffrire anche, mettendosi nei panni di un altro…immagina se tutti stessimo lì con il grafico a torta davanti a valutare il coinvolgimento di una persona…non è una cosa “ben storta”? Come siamo arrivati a questo punto? A pesare un sentimento con dei dati strutturati? Con un chart?

Dico questo perché sembra che l’empatia ormai sia una dote rara. Soprattutto che le nuove generazioni ne siano carenti. Pare che lo si noti nei testi musicali, una volta pieni di “Noi”, “noi ci amiamo”,  “noi due nel mondo e nell’anima”…etc. e ora pieni di “Io voglio”, “sto male”, “mi sento”, “mi manchi”, Io e io.. (Non so se sia vero: ho smesso di sentire musica dal concerto dei The Cure della fine degli anni 90 a Roma. Per me tutto ciò che è avvenuto dopo non ha senso di esistere…).

E che ciò dipenda dall’abuso della tecnologia da parte dei giovani (ma io vedo che gli adulti ne fanno un uso ben peggiore) e che il fatto di essere “dietro” un monitor ci faccia pedere tutte le sfumature nelle espressioni facciali, nei gesti, nei movimenti…le sensazioni, insomma.

Comunque, pare che ci sia uno studio dell’Università del Michigan che spiega questo. C’è sempre un’Università nel mondo che è pronta a testimoniare qualcosa, basta cercarla su Google. Come facevamo prima senza questi studi sulla qualunque? Stai a vedere che le cose le capivamo con un pizzico di empatia in più!

Ma secondo me non è un problema esclusivamente dei ragazzi… Anche noi ci siamo dimenticati come essere empatici. Del resto, se abbiamo bisogno di prendere appunti per capire empaticamente chi abbiamo davanti o se riferiamo continuamente ogni cosa al profitto, al prestigio, al nostro tornaconto personale….probabilmente non ce ne frega più di nessun altro che di noi stessi.

C’è una frase di Anthony De Mello che ho sentito su un podcast e purtroppo non riesco a trovare online. Dice qualcosa del genere:

“Quando tu cerchi un ritorno economico, ti dimentichi delle persone, quando cerchi il successo, ti dimentichi delle persone”.

Ecco. Ci stiamo semplicemente dimenticando delle persone.

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