Dare un “senso”

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A volte pensiamo che fare qualcosa seguendo una formula “vincente” ci garantisca un risultato altrettanto valido.

Ma non è MAI così.

Il periodo storico che stiamo vivendo ci insegna che possiamo essere tutto, fare tutto, abbiamo infinite possibilità e strumenti. Ed è vero. In un certo senso.

In un certo “senso”.

E’ questo che fa la differenza. Il senso. Il significato che diamo a quello che facciamo.

Il senso è inafferrabile. Ci puoi arrivare solo con un ragionamento ampio. Ora provo a spiegare quello che ho in testa.

Siamo, credo, la società più ossessionata dai regali che sia mai esistita. Nella vita di una persona mediamente si fanno 3 regali l’anno: Natale, Pasqua, Compleanno. Poi ci sono quelli a corredo: Anniversario di Matrimonio, Anniversario di fidanzamento, San Valentino. E quelli una tantum: battesimo, comunione, cresima, diploma, laurea, matrimonio, decimo anniversario, ventesimo anniversario, cinquant’anni di matrimonio e così, ab libitum.

Quanto è diventato un dramma farli e quanto ci commuove ricerveli? Tanto e niente.

“Tanto” perché il più delle volte ci spremiamo a forza le meningi per poi essere costretti a ripiegare sulla candela, il sapone, la cravatta, il vaso e la sciarpa di turno e “niente” perché all’ennesima sciarpa ricevuta cominciamo più a pensare a che scatola comprare per tenerle tutte piuttosto che a come indossarla.

Diverso è se riceviamo un messaggio, un messaggio spontaneo, senza alcun costo, in un giorno qualunque della nostra vita che dice semplicemente: “ti stavo pensando, come va? Stai bene?”

E quello davvero ci scatena un’ emozione. Essere pensati. Wow.

Oppure il “Grazie”. “Un Grazie non costa nulla”, si dice. E infatti non costa nulla proprio, perché ormai si fa a gara a dirlo, così da renderlo ancora più vuoto di senso. “Grazie” per avermi contattato, “grazie” per avermi ricevuto, “grazie” per la tua cortesia, ma no “grazie” a te per la tua gentilezza…

Qualcuno avanza l’ipotesi che serva a insegnare ai bambini la gratitudine.

Ma la gratitudine è questa?

Oppure è quando vedi tuo figlio che sta affogando e uno sconosciuto si getta da uno scoglio e lo piglia, lo porta a riva e lo salva. E tu sei lì che non hai neanche il fiato per ringraziarlo perché sei sopraffatto dalle emozioni, e piangi e lo abbracci.

O facciamola meno drammatica…ti si rompe l’impianto di irrigazione e tu sei in vacanza, quando torni, la tua vicina ti ha innaffiato l’orto perché si era accorta che qualcosa non stava funzionando come doveva…E tu la benedici in cuor tuo e le regali metà dei pomodori! Senza neanche dirle grazie, non c’è bisogno, il tuo sorriso, il tuo sguardo e il cesto di pomodori parlano più di mille convenevoli!

Oppure guardi Ritorno al Futuro e anche se è la 40esima volta che vedi quel film, nella scena dell’orologio e del fulmine che lo sta per colpire, con Marty McFly che frenetico sta cercando di mettere in moto la DeLorean e poi da una capocciata al manubrio disperato e quella scatta via verso il gancio preparato da Doc….tu stai lì col cuore in mano, l’ansia che ti devasta…eppure lo sai come va a finire!!!

Ed è la stessa cosa quando guardi un film di Netflix, vero?

Uno qualunque, con qualsiasi titolo, la cui trama è su per giù questa: personaggio figo con vita top, succede qualcosa per cui finisce a dar da mangiare alle galline in una fattoria in un posto sperduto del mondo, scopre i veri valori della vita, trova l’amore e manda a quel paese tutta la gente con cui aveva una relazione quando era al top.

Sei talmente sopraffatto dalle emozioni…tanto da chiederti se non avresti fatto meglio ad andartene a dormire prima quella sera, invece di stare a dare la tua attenzione ai film fatti alla catena di montaggio di Netflix.

O ancora.

Ormai nelle scuole si insegna che leggere è importante, ed è giustamente così. Si dice ai bambini che DEVONO amare la lettura e allora cosa si fa? Gli si danno un sacco di libri da leggere, una marea. Le hai mai lette quelle storie per bambini? Vanno dall’elefante che non trova la coda, al bambino preistorico che addomestica un cavallo, a sciocche storielle da quattro soldi, senza alcun significato formativo nascosto.

Io adoro leggere. Da sempre, da che io mi ricordi. Però da bambina ricevevo i libri solo al compleanno. Erano al massimo 2 all’anno. E li adoravo. Li leggevo e rileggevo per tutto l’anno e oltre.
E credo che l’unico modo per apprezzare davvero una cosa è che sia rara e scarsa. La devi desiderare.

Di recente ne ho addirittura riletto uno.

Momo” di Micheal Ende. Non ci sono parole per descriverlo. E ci sarà un perché se lo stesso autore ha scritto “La storia infinita” da cui hanno realizzato il film omonimo del 1984.

Racconti che ti entrano talmente dentro che ti senti come un personaggio uscito da quei libri. Tu, sei il prodotto di una fantasia, non loro: Bastian, Atreiu, Falcor, Momo, Cassiopea, Beppo Spazzino… Loro sono talmente reali e le loro storie così significative!

E quindi, tornando all'”essenza”.

Viviamo in un periodo dove tutti possono essere tutto, ma pochi ci riescono.

Puoi imitare, “atteggiarti a”, puoi documentarti e apprendere anche la tecnica per fare qualcosa, ma se non ci metti quel “quid”, se non ci metti quella “scintilla”, se non condisci con l'”Anima” tutto cio’ che fai, i tuoi prodotti saranno solo prodotti in serie.

E quel che è peggio, non avranno “senso”.

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