031 AMARCORD la deprecata arte dell’’accrocchio’

Sei rimasto solo te al mondo che pensa che un grafico disegni e che un programmatore scriva codice da zero?
Ormai sono tutti falegnami con i mobili da assemblare, tutti esperti chef con i precotti in busta e tutti pittori con i mandala numerati? Addio “Accrocchio”, mi mancherai.


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Argomenti della puntata:

  • I vantaggi e gli svantaggi delle librerie di componenti
  • I bei tempi degli albori del Web
  • Uno storytelling da classico inizio nel garage di casa
  • Scontri generazionali
  • Nel “Mondo del farsi notare”, paradossalmente, uno dei tabù ancora da eliminare è quello di non omologarsi.

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Trascrizione:

Dove le hai comprate le icone che sono su quel sito? Le ho fatte. Questa è una puntata della serie “ah quanto si stava meglio ai miei tempi!” che fa subito Matusalemme, lo so, però comincio a cedere all’anzianità e a svelare i miei più reconditi pensieri su quanto mi renda perplessa l’attuale sistema, anche consumistico se vogliamo, di realizzare prodotti web con elementi già bell’e pronti e commercializzati. Provengo purtroppo da un periodo della storia del Web in cui non c’era nulla e bisognava crearsi tutto da zero. Non c’era via di scampo: le icone non le compravi te le disegnavi, le foto le facevi o le ritoccavi e pure tanto, i moduli li dovevi realizzare, il codice andava scritto e in generale era possibile tutto perché era tutto da fare, solo che richiedeva un tempo e una pazienza infinita. Nel ’98 eravamo un 4 o 5 ragazzi dietro ad un negozio di computer e facevamo tutto noi: grafica, programmazione, gestione dei server, eventi, presentazioni, rassegne stampa, rispondere al telefono, stare dietro ad un bancone a riparare pc, disegnare graffiti alle pareti, realizzare cartelli o anche mobili con i fusti dell’olio industriale e perfino le pulizie. Tutto. “Studia come si fa e inizia a farlo”. Era il nostro motto. Guadagnavamo qualcosa? Un cavolo. Solo l’esperienza e il vantarsi di quello che eravamo riusciti a fare con le sole nostre forze. Ora invece il mondo si è diviso in 2 blocchi, da una parte le grosse Agenzie che ottengono lavori e gestiscono enormi capitali, il più delle volte danno lavoro a stagisti o inesperti che lavorano tanto, a lungo, guadagnano nulla, si sacrificano per fare carriera e appena superano la 40ina diventano un peso per tutti e con una scusa li si licenzia o gli si rende la vita insopportabile. Dall’altra parte un esercito di freelance, che lavorano da casa su chiamata da parte delle stesse grosse aziende, portano i figli a calcetto tra un backup e l’altro, vivono incastrando impegni familiari e lavoro, spesso nello stesso angolo del salotto di casa loro. Col dito pronto a interrompere l’audio della call quando il neonato si sveglia e col paravento di canne di bambù dietro per non far vedere i piatti sporchi in cucina. Uno scontro generazionale dove ti ritrovi il ragazzetto inesperto che ti fa la predica perché le icone si comprano su quella o quell’altra piattaforma, le immagini si rubano qui e qua, i lavori si condividono così tu li fai e lui si prende il merito col capo. E poi te, che appena vedi il costo degli oggetti spesso flat e mensile, così sembra che stai spendendo poco e in realtà ti indebiti con delle assurdità, ti dici, ma se me lo facessi da solo? E allora prendi il mouse, neanche la tavoletta che non ti ci trovi e disegni, come quando non c’era niente, come quando facevi tutto senza librerie, piattaforme, set di componenti, disegni e basta, col programma gratuito che altri nostalgici come te stanno portando avanti da vent’anni. E quando mostri quello che hai fatto, qualcuno ti chiede dove hai comprato quelle icone, o dove hai scaricato quelle illustrazioni. E a te viene da dire “Sono un grafico, le ho fatte”. Ma sei rimasto solo te al mondo che pensa che un grafico disegni e che un programmatore scriva codice da zero. Ormai sono tutti falegnami con i mobili ikea, tutti esperti chef con i 4 salti in padella e tutti pittori con i mandala numerati. Meglio, peggio? Non lo so. Forse meglio. Per lo meno non c’è il brutto estremo perché una volta quando qualcuno non era proprio capace i prodotti erano brutti, ma brutti davvero. Invece così c’è quella media omogenea di competenze basilari che per lo meno rende un prodotto accettabile e dignitoso. E allora? Di cosa mi lamento? A me un po’ manca l’’accrocchio’. “Accrocchio”. Che poi altro non è che portare la fantasia ai limiti estremi di quanto uno possiede di suo. Un giovane millennial non pensa come me di rivoltare sotto sopra tutta casa per trovare quella molletta delle bretelle della salopette anni ’80 che non metto più per ovvie ragioni di peso e stare lì a cucire 2 ore per creare un porta cuffiette del telefono così che non si intreccino più nelle tasche. No. Lui va su Wish e con 0.20 cent. e tutto il co2 sperperabile dalla Cina fino a noi, si fa consegnare un lega-cuffiette fatto a posta in pelle finta tinto con prodotti tossici e quando ci incrociamo, magari su un treno e io tiro fuori il mio lega-cuffiette artigianale, pensa pure che sono una demente e vado in giro con un ‘accrocchio’ non-commerciale di dubbio gusto. Una roba mai vista prima, per cui di nessun valore. E quindi tutto diventa uniforme, piatto, i cibi tutti con lo stesso gusto, i vestiti tutti con lo stesso stile, gli atteggiamenti talmente stereotipati che tra poco dovremo uscire con le t-shirt coi nomi sopra per distinguere una persona da un’altra. È strano perché in un mondo ossessionato dall’ansia di apparire e farsi notare, la maggior parte delle persone voglia farlo rendendosi più omogenea e indistinta possibile. Purtroppo per farsi notare bisogna avere una forte personalità e questo a volte vuol dire passare da demente con un lega-cuffiette cucito male e fatto con una clip di una salopette rosa anni 80 che non ti sta più, altrimenti l’avresti anche indossata.

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