029 Conoscere il codice per realizzare la UX

E’ vero che un Designer debba conoscere un’app o un sito Web fino al minimo dettaglio, codice incluso, per poter progettare una UX coerente e funzionale?


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Argomenti della puntata:

  • Solita vecchia diatriba Designer vs Dev
  • Paragoni tra mestieri. Può uno stilista realizzare un abito senza conoscere le basi del taglio e del cucito?
  • Imitazione vs progettazione
  • Storie di calzini, asciugamani ed alberghi
  • Il mestiere del designer non è creativo
  • Progettazione scalabile
  • Frontend la figura che manca

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Trascrizione:

Ma un designer deve conoscere uno strumento fino in fondo prima di poterne progettare la UX? Questa è una diatriba che dura dall’inizio dei tempi di Internet. Uno scontro che coinvolge 2 professionisti del settore Web da sempre e che penso non avrà mai fine. Ne parlai a suo tempo nel mio vecchissimo blog From A to Marcellì. Probabilmente il titolo era Designer vs Developer, e sarà stato sicuramente un articolo impreciso e ingenuo perché avevo subito molte meno prevaricazioni nella vita a quel tempo. Comunque sta di fatto che sempre più spesso mi sono ritrovata a dissentire su questo argomento soprattutto con degli Ingegneri Programmatori. Preciso che, mea culpa, nella vita ho cercato sempre di imparare cose che non mi competevano per il semplice fatto che non accetto un “no” o un “non si può fare” come spiegazione. Io nasco come designer puro, grafico se vogliamo, per cui non dovrei stare neanche a guardarlo il codice, ma purtroppo mi sono ritrovata nel tempo a mettere mani prima nell’html, poi nei css, poi nell’actionscript di flash, poi nello XAML di Silverlight, poi in javascript, poi in angular material, poi in bootstrap e ora perfino in .net. Non sono contenta. Preferirei mille volte fare solo dei mockup. Però se vuoi che una cosa venga fatta, devi conoscere quanto puoi spingerti oltre. Per questo purtroppo non credo ai corsi UX di due ore di Google perché vanno bene per cominciare a capire da dove stai partendo, ma di certo non dove stai arrivando. Non credo che si possa disegnare un abito se non hai un minimo di cognizioni di taglio e cucito, non credo che si possa disegnare una moto se non hai un minimo di conoscenze di meccanica. Così come non credo che si possa progettare un’esperienza utente senza avere un minimo di conoscenze di codice. Puoi imitare, questo sì. Puoi imitare una chat per produrre un’altra chat, puoi realizzare un sito web se è essenziale e basilare e ti ispiri ad altro identico. Ma di certo non puoi risolvere richieste specifiche, progettare esperienze personalizzate su un prodotto ben preciso e magari già in parte dettagliato e realizzato. Con oltretutto tutte le difficoltà del caso, tempi, budget, risorse, strumenti, numero di persone coinvolte, flessibilità e partecipazione. Tante incognite che rendono impossibile un lavoro, se non hai un’idea chiara di cosa puoi chiedere alle persone di realizzare e soprattutto in quanto tempo. Per cui è un mestiere sicuramente complicato e non ha niente di creativo. Niente. Ora penserai che io sia folle. Con tutti che ti riempiono la testa con la storia dei designer creativi. Il designer organizza gli elementi che ha nei limiti in cui si trova costretto. Punto. L’ho detto anche sul mio sito. Il design di un applicativo è come mettere in ordine un cassetto di pigiami, calzini, mutande e costumi. Tu vuoi trovare tutto nel posto più plausibile in cui pensi di trovarlo quando esci dalla doccia, bagnato e hai freddo e non intendi minimamente stare lì a capire dove qualcuno ha messo le tue mutande. Questo nel piccolo, nella versione meno complicata. Immagina di essere il direttore del personale di un albergo, dover rifornire 200 stanze di salviette e materiale da toeletta e magari hai a che fare con del personale che non parla la tua lingua o che fatica a seguire le tue direttive per tanti motivi: magari sono troppo pochi, magari ha una formazione di un tipo, ma per quell’albergo ne serve un’altra, magari una persona è lì solo per una sostituzione ed è abituato in un altro modo. Questo fa un designer, fa trovare le cose nel punto in cui è più plausibile che stiano e utilizza le competenze a disposizione per ottenere questo. Dov’è la creatività in questo? Io non fo i quadri di Hieronymus Bosch. Mi piacerebbe, ma non è facile trovare qualcosa nel Giardino delle Delizie. Comunque tornando alla diatriba. Il programmatore, ingegnere, spesso rinfaccia al designer di non conoscere uno prodotto fino in fondo e di conseguenza di non poter realizzare una buona UX del prodotto in questione. Nella maggior parte dei casi è vero che conoscere un’app fino in fondo può essere di aiuto, ma a volte questo non è possibile. O comunque non c’è il tempo necessario per poter prendere confidenza con ogni singola parte di un programma già realizzato. Ciò non toglie che un’organizzazione strutturata in modo coerente non possa essere replicata anche a sezioni che non si siano sperimentate dall’inizio. Vuoi perché non se ne conosceva l’esistenza, perché realizzate in un secondo momento o magari perché accessibili solo in base a dei permessi o una personalizzazione ben precisa difficile da riprodurre. O meglio se ciò non accadesse questo sarebbe la prova che quella proposta di struttura macro non era stata pensata in modo coerente e funzionale dall’inizio. Dall’altro lato spesso si rinfaccia anche al Designer di non avere una conoscenza non solo funzionale dello strumento, ma perfino tecnica del codice. Ecco, se all’inizio di questo episodio ho detto che penso che sia necessario avere una conoscenza del codice per fare questo mestiere, sono anche del parere che questa non debba essere una pretesa. Cioè alla fine un designer deve restare un designer. Anche come percorso di studi spesso chi sceglie di fare il designer è una persona che ha scelto percorsi di studi di tipo umanistico. Anzi spesso ho asserito che sarebbe molto utile se un designer seguisse un percorso di studio attinente alla psicologia e lo ribadisco anche ora. E quindi non vedo perché dovrebbero mettere mani al codice. Cosa che invece compete ad un programmatore laureato in ingegneria. Quindi, quando dicevo che mi spingo a mettere mani al codice, in quel caso non sto svolgendo la funzione di un Designer, lì io mi sto comportando da un’altra figura professionale, che nessuno mai nomina e che viene mescolata al Design per ignoranza generale. C’è proprio una figura professionale scarsamente valutata e anche difficile da reperire sul mercato che è quella de lo sviluppatore Frontend. Il Frontend non lo vuole fare nessuno. Il designer perché probabilmente non ha le competenze tecniche necessarie per farlo e l’ingegnere programmatore perché lo ritiene una figura troppo base. Il frontend che altri non è che quello che converte un’idea grafica in codice html semplice o poco più, è la figura che permetterebbe di porre fine a queste inutili diatribe, è quella stranamente meno ricercata, probabilmente meno remunerata, spesso il cliente non ne conosce neanche l’esistenza e che invece dovrebbe essere maggiormente promossa e richiesta.

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