028 BASI – Call To Action

Call to Action o CTA. Considerate obbligatorie dalla maggior parte degli esperti marketing, utilizzate come riempitivi dai designer quando hanno finito i lorem ipsum, perché esteticamente più belle, sconosciute per lo più ai programmatori, cosa sono le CTA?


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Argomenti della puntata:

  • A cosa serve una call to action
  • Uso delle cta nelle email
  • Uso delle cta nei moduli
  • Esempi di utilizzo reali
  • Soliti scontri tra professionisti marketing, design e programmazione

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Trascrizione:

Call to Action o abbreviate CTA. Considerate obbligatorie dalla maggior parte degli esperti marketing, utilizzate come placeholder, come riempitivi dai Designer quando hanno finito i lorem ipsum, sconosciute ai programmatori, cosa sono le cta? La prima volta che le sentii nominare lavoravo presso un’agenzia di comunicazione di tipo tradizionale, facevo parte della divisione dedicata ai nuovi mezzi di comunicazione ovvero Internet. E non sapevo che si chiamassero così. Devo dire che io adotto a posteriori le nomenclature corrette degli elementi, poi vedremo quanto sia importante chiamare le cose col loro nome, ci farò una puntata dedicata su questo argomento. Le disegnavo, le utilizzavo, seguivo il trend per cui prima una cosa la faccio senza definire cosa sto facendo e poi so di aver compiuto proprio quell’azione da tempo immemore, ma di non avergli mai dato un nome che la definisse. “Call to action” ovvero “Chiamata all’azione” ovvero Invita l’utente a compiere qualcosa. Perché? Perché se no non lo fa. Semplice. Perché a fine di questi episodi ti dico “ehi, ricordati il like, iscriviti, vai a vedere myfoglio?” semplicemente perché se no te ne dimentichi, ascolti la puntata, ti distrai con i tuoi impegni e basta, non ti viene neanche in mente di poterlo fare. Invece se ti invito a farlo… Stessa cosa sul Web. Leggi un estratto di un articolo e fine. C’è il titolo, c’è l’estratto, lo leggi e punto. Ma se sotto trovi un pulsante con su scritto “Continua a leggere” è piu’ facile che tu lo faccia, in automatico. Sembra banale. Ma non è così semplice. Col tempo le Call to Action sono diventate sempre più sofisticate. A volte sono degli Onboarding veri e propri, ovvero delle popup che ti accolgono al primo accesso in un app che ti dicono: “Benvenuto, Gino, che ne dici di prendere confidenza con lo strumento? Puoi iniziare il tour cliccando qui. Puoi scoprire come fare una fattura, cliccando qua, etc.” E magari si inseriscono immagini descrittive per rappresentare l’azione e invogliare a proseguire. Anche nell’email stessa cosa. Non ci si limita piu’ a dire “Clicca qui”, ma si tende a coinvolgere in qualche modo la persona che la riceve invitandola a cliccare attraverso immagini e pulsanti studiati ad hoc. Nella vita ideale il processo è come sempre logico e lineare. Ovvero il designer studia passo passo, riflettendo tranquillamente su ogni possibile interazione umana sul pezzo di schermata coinvolta e produce N mockup che poi qualcuno, un frontend rielabora tecnicamente e poi arriva il programmatore senior che attacca la spina per far funzionare tutto. Questo nella vita ideale, quella del designer strapagato della Apple che produce bello rilassato senza l’incubo di dover rimediare dei soldi a fine mese. Nella vita reale succede invece questo. Immagina una sezione di un sito dove è possibile personalizzare un profilo utente. Il designer butta giu’ un esempio con i campi per mostrare al programmatore tutti i campi richiesti. Quindi nome, cognome, data di nascita etc, comprensivi di tutte le paranoie su privacy, gdpr e chi piu’ ne ha più ne metta. Per questioni di tempo e budget qualcuno decide di far realizzare già così l’html, poi “si vedrà”. “Si vedrà” è un termine tecnico che indica che se nessuno se ne accorge, è andata e abbiamo risparmiato tempo e budget. In fase di realizzazione il programmatore o colui che si occupa del front end, smonta la pagina e ovviamente deve creare due stati della stessa pagina: uno popolato con tutti i dati, per cui completo come mostrato nel mockup del designer, l’altro vuoto ovvero lo stato iniziale, quello che l’utente si trova davanti quando è appena entrato in questa pagina. Spesso quindi questa persona riprodurrà solo quello che il designer ha disegnato, e quindi lascerà i campi con le etichette, label, in bianco. Il più delle volte le applicazioni che vedo sono fatte in questo modo. Ovvero stato vuoto campi vuoti, stato riempito di dati, stessi campi coi dati. Stessi ingombri, stessa pagina, nessuna differenza tra un prima e un dopo. Perché ovviamente progettare un’esperienza utente per ogni modulo richiede davvero dei grossi budget e molto tempo. Cosa manca? Manca la CTA. Cioè quell’invito all’azione che cerca di umanizzare la percezione che si ha di una schermata online quando richiede un’interazione anche banale come quella di compilare un modulo. Allora, se il campo non passerà inosservato perché magari è una parte determinante di tutto il funzionamento del sito. Pensiamo solo a siti o app che sono estremamente personalizzati, che archiviano informazioni sulle preferenze dell’utente, sulla schermata di inizio, personalizzano i colori dell’interfaccia o dati personali che servono al corretto funzionamento di determinate parti del sito, pensiamo ad esempio ad un programma di fatturazione, per dire, che deve in qualche modo invogliare l’utente a inserire i dati della propria società già al primo invio, altrimenti come la fa la fattura? E quello in realtà è l’ultima cosa che vorrebbe fare perché prima vuole capire il funzionamento dell’applicativo. Insomma, casi in cui un modulo non è solo un modulo, ma deve proprio comunicare una necessità, uno step obbligatorio per poter far funzionare tutto il resto e l’utente si ritrova davanti un ciclostilato di campi che non lo invogliano minimamente e che non gli va assolutamente di compilare in quel momento. Lì le call to action hanno senso di esistere piu’ che in altri posizioni. Se uno si limita a buttare lì una pagina di raccolta dati, arriverà di certo il responsabile del marketing incarognito che dirà cose tipo “ma manca la CTA! Ma non possiamo mettere su un modulo del genere!”. Soprattutto se la tutta la comunicazione aziendale è basata sul fatto che il prodotto è estremamente usabile e in linea con le esigenze dell’utente. Il programmatore lo guarderà come se quello fosse un incontro ravvicinato del terzo tipo e dovesse trovare un modo per comunicare con un alieno atterrato dallo spazio e il designer provvederà a mettere pace agli animi scrivendo al posto del modulo grezzo: “Benvenuto, che ne dici di personalizzare il tuo profilo? Come ti chiami? Quando sei nato? Ancora pochi dati essenziali prima di poter procedere, ti ringrazio per la pazienza” e quindi disegnerà un flusso stile wizard ovvero un percorso di domande che andranno a riempire i campi necessari. Il programmatore resterà sempre dell’idea che sia una roba del tutto inutile e dispendiosa sia in termini di tempo che di soldi, il resto del mondo ringrazierà per aver reso il processo leggermente più umano. Perché non siamo macchine. Io con AAA.I.Cercasi voglio offrire il mio lavoro all’intelligenza artificiale, ma una volta che lo avrà avuto, se vorrà rivolgersi ad umani dovrà farlo come un umano, non come un robot. Ora…Benvenuto Ascoltatore, vai in descrizione e clicca su Myfoglio.com, è un applicativo web per fare le fatture. Ricordati che c’è anche il concorso per vincere l’abbonamento premium per un anno. Scrivimi per dirmi che sei l’utente più speciale che ho! E a fine 2021, selezionerò l’ascoltatore piu’ speciale del mio podcast. Trovi tutto scritto non puoi sbagliare. Metti il like, condividi, iscriviti, diffondi il verbo…solite cose. Ti aspetto tra due settimane al mercoledì. Ciao grazie e alla prossima!!!!!

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