Artigiana digitale

Non mi ero resa conto di quanto fosse difficile spiegarmi bene fino a quando non ho iniziato a parlare in un podcast.

Quello che mi preme in maggior modo è far capire due cose [ed è per questo che le scrivo qui, nero su bianco]:

1- io non le so le cose, cerco di capirle mentre le interpreto.

2- l’ideale è poetico, la realtà è prosaica…e anche un tantino noiosa.

Mi spiego.

Siamo ammalati di ipercompentenzialismo [ ho appena inventato questo termine per cui è inutile che lo cerchi su un dizionario ]

È comprensibile. È un meccanismo di difesa. In un mondo di oltre 7 miliardi di abitanti tutti con la stessa necessità più o meno: trovare un lavoro e guadagnare per vivere […pensavi chissà che eh….], è normale che tutti dobbiamo passare per super competenti in quello che facciamo. Pena l’ essere considerati l’ultima ruota del carrozzone e guadagnare davvero poco.

Noi non beviamo più vino, siamo tutti enologi, non andiamo a divertirci sulle piste da sci, siamo sciatori da olimpiadi, non ci prendiamo un caffè…lo degustiamo, riconosciamo la tostatura, la macinazione, l’aroma. E sul lavoro è uguale. Non siamo più operai, artigiani, manovali…siamo guru, specialist, evangelist, manager, architect etc…

Vai in farmacia e la signora in fila discute da pari a pari col farmacista e, con un bagaglio tale di conoscenze sui medicinali, che ti chiedi che formazione abbia, se sia un medico. Vai in palestra e un tale che segue il corso con te sa tutto di materiale tecnico per lo sport e diete e tu sai che è un impiegato delle poste, non l’istruttore. Sei in attesa dalla parrucchiera e la tipa prima di te da indicazioni sul taglio dei propri capelli come neanche Aldo Coppola farebbe.

Non si fa più nulla per hobby. Si è super competenti in tutto dalla strapazzatura delle uova per la carbonara al sistema per raggiungere Marte con il minimo dispendio di carburante.

Allo stesso tempo però qualsiasi conoscenza viene allungata, reimpastata, filtrata, masticata e predigerita, in modo da passare liscia e senza sforzo, come aria all’interno dei crani delle persone.

Quegli studi che una volta erano le “sudate carte”, quell’apprendimento che richiedeva sforzo sacrificio, anni, volumi da 1000 pagine dell’emerito studioso X che ci impiegavi mesi ad assimilare è tutto ridotto a pochi minuti video, trascrizioni, riassunti, audio, pillole…4 domande per un test farlocco e diploma di fine studi: “Wow, hai completato il corso avanzato di Google Analytics” vuoi condividerlo col mondo?”

Ovvio che sì…mi ha impiegato ben il tempo che stavo aspettando la centrifuga del bucato e avevo pure finito di leggere l’oroscopo…

Una volta passavi anni a frequentare corsi di lingue serali e ti sembrava sempre di non saperlo mai ‘sto cavolo di inglese della malora…ora ogni mattina 5 minuti di Duolingo e sei pronto a giurare di sapere anche il Klingon….

E poi ti trovi a lavorare e i tuoi colleghi sono così sicuri di conoscere tutto e tu sei lì che ti chiedi se ne sai abbastanza….e se apri il browser ti spaventi: ce ne sono troppe di informazioni…come si fa a saperle tutte? ti metti a cercare come fare una maschera col programma nuovo che ti sei appena scaricata, ti esce il codice per farla in css, però lo stile ora si fa col less, devi usare le variabili, allora, magari ti scarichi l’app su smartphone che ti spiega come programmare in C# in 5 minuti tutte le mattine […ma a che ora devo svegliarmi ormai alla mattina!? ], ma poi a te che te frega della programmazione?, forse meglio che ti dai da fare col marketing, allora ti iscrivi al podcast che ti spiega come fare, ma devi sapere come leggere le statistiche quindi ti iscrivi all’Academy di Google, però magari è meglio prima avere ben presente le regole sulla privacy per non rischiare una denuncia e ….e volevi solo disegnare un pulsante in vettoriale, orcomondo, sono due ore che giri e non hai concluso un cavolo!

E quindi:

1 – quando dico l’ Ux è questo e l’ UI è quest’altro…non è che sia proprio così sicura, mi aspetto che qualcuno mi scriva per dirmi, “ma cosa dici!”. Avrei per lo meno stabilito un punto di partenza per una discussione, perché soffro di questa mancanza di definizioni fisse. E sto cercando proprio di fare questo: definire. Mettere un punto, un limite, stabilire un senso.

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Che c’è di meglio di uno Sprint alla mattina?

2- anche a me piacerebbe fare parte di un team di design “coicontrocavoli”, di quello che la mattina si incontra per lo sprint iniziale […che purtroppo ho scoperto non avere alcuna attinenza con la popolare marca di cioccolata solubile degli anni ’80… accidenti!], che sguinzaglia una decina di Ux designer alla ricerca del processo di pagamento ideale, che intervista utenti e si immedesima nelle Personas col metodo Stanislavski…e poi realizza mockup paurosi e verifica infine con dei test mirati….ma la mia realtà è stata sempre più prosaica: errori da correggere e pezze da mattere su App che erano state fatte prima di essere progettate, maledette icone da realizzare al posto di una sensata organizzazione degli elementi di una webapp o di un sito web, martellate ai fogli di stile eseguite all’ultimo momento per ottenere quello che volevi fosse fatto dal programmatore, ma che riteneva di dover fare cose molto più importanti prima dei “disegnini”, non ti ha OVVIAMENTE ascoltato e, peccato che l’aspetto di un app o un sito web sia l’unica e sola cosa che salti agli occhi e sia criticabile da tutti, ora ti ritrovi a metterci le mani da sola e pure di corsa…

E quindi mi definisco un’artigiana digitale perché io fo solo il lavoro sporco…quello che pare non voglia fare nessuno e probabilmente sono l’ultima ruota del carrozzone….e anche il vertice della piramide rovesciata che lo sostiene.

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