8 marzo

Una volta dissi una grandissima cazzata [non era la prima volta che mi capitava, eh!, e non è stata neanche l’ultima…], ma quella volta ancora mi brucia.

Perché era una situazione importante e potevo fare la differenza [o forse no, non sarebbe cambiato nulla, probabilmente ] e invece non la feci. Ero troppo tronfia, troppo orgogliosa dei miei risultati, con un Ego smisurato...[del tutto incomprensibilmente smisurato…] e non feci la cosa giusta. O, per lo meno, probabilmente quello che dissi lo pensavo davvero in quel momento…e poi la vita ti insegna, punendoti, che devi essere umile e capire o almeno cercare di capire.

Mi avevano intervistato in Microsoft. Mi avevano chiesto se esistessero differenze di genere nel settore informatico. E io come un’allocca ho detto di no. No….?!?!

Ma avevo circa trent’anni, non ero sposata e non avevo figli, ero a lavoro dalle 8 alle 22.00. mangiavo con gli aperitivi e guadagnavo come tutti i poveri manovali del settore…1000 euro o poco più. Uomini e donne che fossimo.

Non ero diversa dai miei colleghi uomini, non avevo esigenze diverse dalle loro, nessuna responsabilità se non quella di pagare un affitto.

E poi la vita…

Il divario si apre sempre più con gli anni che passano e le responsabilità che aumentano. I figli, la loro vita, il loro futuro…

Qual è la cosa che fa più male dell’essere donna/madre/matura in un posto di lavoro?

È che sei fuori dai giochi.

Non ti diverti più.

Quello che prima era il tuo unico e solo obiettivo, che ti riempiva le giornate, ti intratteneva, era motivo di vanto e d’orgoglio, diventa uno dei tanti doveri che devi portare avanti egregiamente…insieme con altri mille, nessuno sconto, nessun riconoscimento, nessun premio…

Se fai bene il tuo lavoro, è il minimo che dovresti fare, se non lo fai bene…eh per forza “sei una donna, una madre, hai le tue cose o non ce le hai più…” E tanti altri luoghi comuni.

Tutti scherzano e tollerano il fatto di fare tardi per l’aperitivo della sera prima e arrivare a lavoro mezzi storditi, ma guai se hai passato la notte in bianco per via delle coliche di tuo figlio! Non devi mostrare nessun cenno di debolezza e di mancamento, pena la nomea di quella che ormai è “dedita alla famiglia”.

Sei fuori….fuori dai giochi…

I Giochi di Potere. Intendo.

Ma sì, dai…ma in questo mondo dove tutti ci facciamo le scarpe per occupare un posto al sole, una rendita fissa, un settore chiave, ma quale ghiotta occasione di mettere qualcuno all’angolo dicendo che non è più buono a nulla…

Diceva mio nonno: “una bocca di meno, un pezzo di ciccia in più”.

E poi le solite scuse che ci diciamo anche tra di noi:” le donne non esigono, non si fanno avanti, non contrattano, assumono i ruoli con gli stipendi più bassi.”

Sì è vero. Perché non ce la facciamo. Semplicemente. O molli una roba o un’altra. Puoi essere uno dei professionisti più in gamba del tuo settore nel raggio di 50 km, ma puoi mettere sulla bilancia la tua soddisfazione personale con quella di tuo figlio? Lui ha tutta la vita davanti ed è la tua speranza per un futuro migliore…inoltre sarà l’unica persona che si ricorderà di te una volta che non ci sarai più…come fai a trascurarlo? A mettere le tue esigenze davanti alle sue?

Qualcuna ci riesce [pena un senso di colpa grosso quanto una casa]. Ed è giusto. Sacrosanto. Perché si nasce soli e si muore soli. E alla fine quando lui sarà cresciuto, finalmente, tu sarai una vecchia scorbutica rompiscatole amareggiata dalla vita che stenterai ad arrivare alla fine del mese…

Ed è del tutto inutile che qualcuno si salva la coscienza di averci messo all’ angolo dicendo che il nostro è uno stipendio di supporto al marito o che alla fine siamo fortunate perché facciamo una vita di agi e non veniamo ammazzate…per lo più.

Grazie. Grazie del minimo sindacale. Davvero.

Perché a parità di condizioni siamo spesso più preparate, più informate, più diligenti, più organizzate dei nostri colleghi uomini, lavoriamo e lavoriamo sodo tutta la vita e abbiamo anche una pellaccia, per cui viviamo anche più a lungo…e poi alla fine rimaniamo sempre con una mano davanti e una di dietro.

Perché è sempre più facile che anche nostro marito abbia problemi sul lavoro, che venga licenziato in men che non si dica o che debba trovare un lavoro flessibile…Sono finiti i tempi di chi lavorava per cinquant’anni sempre nella stessa filiale e magari pure davanti casa! Eppure continuiamo a pensare allo stipendio del marito come allo stipendio “Alpha”.

Oppure sempre più spesso il matrimonio “idilliaco” va in frantumi, spesso ci si trova sole e spesso si finisce con una rendita al limite della sopravvivenza.

Quindi quale stipendio di supporto? Potrebbe essere il solo e unico stipendio il nostro! Eppure spesso siamo costrette a ridurlo in percentuale o perfino rinunciarvi.

Quando ero una bambina, in colonia al mare, volevo giocare a carte con un gruppo di ragazzi più grandi. Dopo aver insistito a lungo i ragazzi escogitarono un metodo fenomenale per togliermi di mezzo.

Mi dissero semplicemente di sì. Finalmente potevo partecipare al gioco! Felicissima iniziai la partita, ma appena chiesi come funzionasse un passaggio, uno dei ragazzi protestò che ero troppo piccola e non capivo come andava fatto…non mi si diede un’altra chance, in men che non si dica fui fuori.

Quella volta capii come funzionano le cose a questo mondo. Dire di no non funziona, non va bene. Porta solo noie. Staresti sempre lì a provare ad entrare in un gruppo se ti dicessero semplicemente di no. Ma basta dirti di sì e farti sentire fuori posto, per toglierti di mezzo per sempre.

Questo Gioco è solo per un certo tipo di giocatori. Nessuno lo dice, nessuno può dirlo, non sarebbe eticamente corretto. Per cui si dice ” prego, donne, accomodatevi e dimostrate cosa sapete fare” e noi abbiamo un’unica mossa per partecipare e poi, comunque vada, saremo fuori dal gioco, perché nel Gioco del Potere, meno si è, meglio è, e fa parte del gioco stesso, eliminare gli avversari e noi siamo già dei giocatori destinati a perdere in partenza. E non siamo le uniche, eh!…ce ne sono tanti destinati a perdere in partenza, solo che non ne sono consapevoli. Per noi è ormai palese.

Sono queste le regole e cambiare le regole è impossibile, perché non le abbiamo scritte e continuiamo a non scriverle noi, donne.

Possiamo solo sperare che un giorno si cambi il Gioco, e dobbiamo stare all’erta ed essere preparate come lo siamo state tutta la vita perchè quel giorno dovremo essere lì, pronte a stabilire le nostre regole.

E buon 8 marzo a tutti, uomini e donne! […dedicare un giorno a qualcuno è già fare delle differenze e quanto sono noiosi gli eventi di facciata?]

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