043 Competenze alternative

Quali competenze alternative dovrebbe avere un UX/UI designer oltre a quelle più conosciute? Dopo la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, altre domande sorgono spontanee…


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Argomenti:

  • Una carriera non carriera
  • Fai ciò che vuoi è la legge
  • I bei tempi che furono…
  • Che fine ha fatto il Cd Rom?
  • Informatica sì, ma in pillole
  • Psicologia per capire gli altri
  • Filosofia per allenare la tua mente
  • No alle formulette apprese, sforziamoci di avere un pensiero critico.

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043 Competenze alternative
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Trascrizione:

Andrea, un mio preziosissimo ascoltatore, mi chiede, testuali parole: Se potessi tornare indietro all’inizio della tua carriera, con la consapevolezza di oggi, quale percorso faresti, quali competenze svilupperesti rispetto ad altre? Devo ammettere che all’inizio il mio primo impulso è stato quello di dire, che avrei fatto tutto come mi è capitato di fare. Ma più che altro perché non è che la mia carriera io l’abbia programmata con consapevolezza. Diciamo che l’ho vissuta seguendo solo un fil rouge che m’ha alla fine portato abbastanza bene. Ovvero quello di fare ciò che volevo. Poi uno deve vedere a cosa da importanza e che cosa vuol dire “funzionato”. Se uno mi guarda e dice non sei diventata il capo designer della Apple alla Jonathan Ive oppure, non sei finita neanche su Wikipedia alla voce Designer delle icone di fatturazione elettronica oppure, non hai guadagnato milioni col tuo lavoro, che è un po’ l’obiettivo principale di tutti…non posso non dargli ragione. Per me è già un buon risultato che col mio lavoro ci campo, che posso a volte anche decidere di non accettare dei lavori per sfizio o perché non mi convincono, che non ho mai accettato dei compromessi contrari alla mia etica perché costretta e che sono padrona del mio tempo. Magari in determinati periodi ho fatto buon viso a cattivo gioco perché comunque la società ti spinge a soffrire come la maggioranza, si cerca di stare un po’ tutti omogeneamente male perché quelli che se la godono sono fastidiosi per gli altri, però poi il lato ribelle mi ha fatto sempre mollare ogni situazione coercitiva e devo dire che…si soffre come cani. Lì per lì dici “ho sbagliato tutto” anche perché hai tutti contro che ti danno addosso, e poi invece se resisti, si rivela sempre la soluzione vincente quella di fare quello che vuoi. Anche perché è solo così che resti onesto con te stesso e non ti vengono delle malattie psicosomatiche invalidanti. Non si ha scelta, alla fine. Io è inutile nasconderlo, nasco come un semplicissimo Grafico Pubblicitario tradizionale, dopo il liceo ho fatto un corso di specializzazione, alla scuola Pantheon di Roma. Sono finita lì perché erano gli anni del mito della Pubblicità, dove sembrava che tutti facessero carriera a sponsorizzare aperitivi: la famosa Milano da bere. Infatti poi il passo successivo è stato quello di trasferirmi a Milano. Pubblicità e Milano erano un binomio quasi inscindibile. Mi sembrava un buon settore in crescita e che mi lasciava anche libera di esprimermi creativamente. Il mito della creatività che poi ho ridimensionato perché tutti sono creativi quindi dire che si fa qualcosa perché si vuole essere creativi non ha senso, primo perché già lo si è e secondo perché qualsiasi cosa fai vuol dire per te esprimere la tua creatività e affermare la tua presenza su questo Mondo. Comunque, a quei tempi a scuola si faceva quasi tutto a mano. Il computer lo si usava pochissimo. Solo che io ho avuto la fortuna di poter andare a fare un po’ di pratica in un provider internet locale e ho cominciato a fare siti web così da zero. Non c’erano manuali, non c’erano assets, non c’erano componenti, non c’erano librerie, né icone, né illustrazioni e le immagini fotografiche erano destinate alle agenzie pubblicitarie per cui costavano un occhio della testa, poi non sapevi neanche come usarle perché teoricamente dovevi pagare il numero di stampe, ma su internet? I siti ho imparato a farli copiando quei pochi che erano online. Li scaricavo, vedevo come era costruito l’html e lo riproducevo. C’erano molti meno problemi a vedere un sito completamente in chiaro, una volta. In teoria, per un periodo volevo seguire la strada dei CD Rom che sembrava promettente. Col senno di poi, mi pare proprio di no. C’era la Giunti Multimedia che a quel tempo pubblicava tantissimi CD Rom fatti bene, sull’arte, sui pittori, cultura varia. Qualche CD Rom l’ho realizzato, ma non molti. Poi comunque non è andata, ho seguito la strada che avevo davanti ovvero Internet e, forse, per fortuna! Avrei potuto studiare Informatica? Nooo. A volte penso che so anche troppo di sviluppo per quello che attiene al mio ruolo e questo è un male! Può sembrare un bene, ma in realtà ti limita. Più sai quanto è complicato fare una cosa e più eviti di farla, ma gli applicativi o i siti web fatti a misura d’uomo, sono complicati a livello di codice, come fai ad evitare la complicazione? Per far sì che un passaggio sia semplice per un utente, tu dietro devi fare i salti mortali. E quindi non è l’informatica la competenza che avrei approfondito ad inizio carriera. Però c’è un percorso di studi che avrei voluto seguire, anzi ben due e sono assolutamente fuori contesto. O per lo meno fuori contesto ufficiale. Il primo è la psicologia. Se avessi avuto un bagaglio di conoscenze psicologiche alle spalle credo che molte soluzioni mi sarebbero venute meglio. Perché si studia l’interazione uomo-macchina, ma in realtà è l’interazione uomo-uomo quella più sottovalutata. E poi la macchina va scomparendo. Piano piano tutto ciò che è robotico, codificato, concreto nella sua meccanicità o fisicità, finirà. Lo vediamo già con lo smart speaker Google Nest: daremo comandi vocali per lo più, l’interazione sarà diretta e senza interfacce. Comunque secondo me è fondamentale sviluppare delle competenze psicologiche, avere gli strumenti per comprendere la psiche sia per produrre delle interfacce adatte ad un essere umano che per interfacciarti con i clienti. Lì ci vuole anche un pizzico di diplomazia, per cui anche un po’ di politica. Io la psicologia la metterei anche obbligatoria in informatica. Almeno un corso base. E diffida dei corsi di UX tenuti da insegnanti di informatica, perché nell’UX Design più che nell’ UI design è fondamentale avere delle basi umanistiche, piuttosto che scientifiche. Poi certo non dobbiamo essere degli Steineriani del Design Web però uno che è portato a cercare di capire la psiche delle altre persone ha una marcia in più in questo campo. Per chi non ricordasse le differenze tra UX e UI Design rimando all’episodio numero 002 Che cos’è un UX/UI designer. Un altro studio che mi avrebbe condotto a sviluppare un pensiero più sistematico e chiaro sarebbe stata a mio parere la Filosofia. La Psicologia perché ti mette nei panni dell’altro, aumenti l’empatia e la capacità di comprendere chi hai davanti. La Filosofia perché allena la TUA mente a pensare l’impensabile, a sforzarti di comprendere un pensiero che non ti è facile comprendere, innumerevoli punti di vista che magari non avresti mai preso in considerazione. Quindi allena il cervello o meglio la mente a fare dei voli pindarici e quindi a sforzarsi di avere idee nuove o per lo meno rielaborate. Quindi sarebbe molto bello se queste due materie fossero integrate in un percorso di studi semi-tecnico come quello del Designer Web o meglio ancora del UX Designer o dell’UI Designer, però in giro non mi è capitato di vederne. Poi alla fine, tutti vanno a parare lì, i principi della Gestalt per dire che in un contesto di oggetti tu vedi i raggruppamenti, o gli oggetti colorati tutti in uno stesso modo o l’oggetto di colore diverso è quello che risalta, non sono altro che psicologia. Ma sono messi in forma di formulette, quasi delle nozioni che vai ad imparare e applicare su tutti i contesti più o meno utilizzandole senza riflettere. Diverso è invece fare un confronto ragionato con ciò che hai effettivamente davanti e applicare dei principi consolidati presi da scuole di pensiero diverse a seconda del caso. O addirittura pensare qualcosa di completamente diverso perché comprendi che ti trovi in un contesto dove la soluzione ardita potrebbe avere dei risultati inaspettati e questo lo comprendi solo se la tua mente è allenata a fare paragoni, pensare in modo alternativo, collegare situazioni completamente differenti e, soprattutto, essere empatica con i bisogni di chi hai davanti.

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