039 Anarchical Design Strategy

Sistemi di Design avanzato sempre più complicati e dettagliati, ma siamo sicuri che sia meglio partire dal principio e riprogettare tutto daccapo?
Proposta per un Anarchical Design Strategy.


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Design maturo inVision

https://www.invisionapp.com/design-better/design-maturity-model/

Steve Small

https://theamazingworldofgumball.fandom.com/wiki/Steve_Small

Argomenti della puntata:

  • Il design maturo teorizzato da inVision è irraggiungibile?
  • Quando mancano questi tre fattori è difficile non concentrarsi sull’immediato: budget, tempo, risorse.
  • Quando anche i “big” pensano “small”
  • Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca
  • Anarchical Design Strategy

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Trascrizione:

“Abbiamo elaborato una strategia di intervento: per prima cosa abbiamo realizzato uno studio sulle personas, poi in un secondo step affronteremo un user testing, tramite gli strumenti del design thinking creeremo una classifica dei task da affrontare e col metodo Agile organizzeremo il lavoro. ” “Sì, ok, perfetto, lei è assunto, se non le dispiace dovrebbe anche rispondere al telefono quando io non sono in sede.”Oggi affronto la percezione schizofrenica che ho del mondo del Design Web, che spero essere solo mia, ma che ho il dubbio sia una percezione molto comune. Ovvero quella di studiare metodi, soluzioni, sistemi estremamente complicati, ma poi essere costretti a mettere in pratica soluzioni molto pratiche e immediate. Devo ammettere che come ho affermato nella puntata “034 Come si realizza un mockup”, io ho un atteggiamento molto “metalmeccanico”, manuale, diretto, concreto e che quando le cose si astraggono e si teorizzano comincio a darmela a gambe levate. Mi sono trovata in una sola situazione in cui era probabile che si passasse ad un livello di Design Avanzato, quello che Invision in un suo rapporto aveva definito tipo “Livello di Design Maturo”, ma purtroppo ho avuto poca fiducia che ciò si realizzasse davvero. So che da qualche parte, ci sono “illuminati del Web” che affrontano user testing sistematici, danno spazio a riunioni in cui utilizzano costantemente gli strumenti del Design Thinking e organizzano il lavoro con metodi come l’Agile e lo SCRUM, ma me li immagino sopra una nuvola, sull’Olimpo ad Atene. Ma per non parlare in maniera capziosa, quello che intendo dire è che non mi è mai capitato di lavorare in una struttura che prevedesse tutti i processi canonici per uno studio sistematico dell’User Experience e della conseguente messa in opera in maniera strutturata di un progetto Web, mai in vent’anni che fo questo lavoro. Per farla ancora più semplice, se da una parte vengo bombardata o veniamo bombardati, tutti i Design Web, da newsletter di Jakob Nielsen in cui si studiano approcci UX estremi e soluzioni di InVision che prospettano un processo di Design Thinking da agenzia aereospaziale, o comunque sulla nostra scrivania troneggia il manuale del metodo Agile for dummies e attaccata sul muro abbiamo l’iconica lavagna con i post-it tutti colorati, dall’altra parte sono più i lavori che mi capitano manchevoli di uno di questi tre presupposti fondamentali: tempo, budget, personale impiegato, che purtroppo non ho mai avuto il piacere di poter mettere in pratica argomenti tanto avvincenti. Soprattutto all’inizio di un progetto Web, che sarebbe il momento ideale per farlo. E mi chiedo con una certa curiosità se qualcuno ci riesca. Un po’ perché ho notato che anche aziende “big” italiane hanno la brutta tendenza a pensare sempre molto in piccolo, soprattutto su tutto ciò che riguarda l’organizzazione e la progettazione, un po’ perché le altre purtroppo possono anche essere molto lungimiranti, ma mancano di capitali per cui alla fine ci si riduce sempre a fare i lavori o di corsa, o al risparmio o con poche risorse formate a disposizione. Il dubbio mi resta con l’estero che probabilmente come al solito fa caso a sé. Senza contare che poi sul mercato non ci sono solo questi poli opposti ovvero “Aziende che affrontano il mercato con un modello di Design Maturo” e “Aziende che cercano di stare al passo per quello che possono”, ma poi troviamo anche chi si vende i siti fatti con Wix come se fosse un lavoro di progettazione fatto da un professionista e realizzato su misura per il cliente. Tralasciando quest’ultimo gruppo di inconsapevoli. Li chiamo “inconsapevoli” perché è come in politica, se qualcuno fosse davvero “consapevole” di ciò che dovrebbe andare a fare, nessuno si candiderebbe mai…così quelli che si mettono a spacciare siti Wix come siti ad hoc, sono inconsapevoli, perché se sapessero tutti i problemi che possono venire fuori da richieste apparentemente banalissime, non oserebbero mai. Qual è il punto? Il punto è che spesso mi capita di trovare il consulente che non riesce a mettere a fuoco il tipo di realtà in cui si trova davanti. Quello che in un’azienda di “metalmeccanici del Web” ovvero quelli che fanno le cose e poi le affinano a mano a mano che affronta il disagio o l’approvazione del cliente finale, si mette a proporre di rifare da zero, di azzerare tutto, di iniziare con il percorso standard che va dallo studio delle personas, ai post-it sugli interventi da fare, dal ppt di 250 slides che affronta i problemi del mercato fino al 3020, all’incontrarsi tutte le mattine per impostare lo sprint e la respirazione collettiva aziendale. Buttando via il bambino con l’acqua sporca, ovvero cancellando con disprezzo tutto ciò che è stato fatto in precedenza in maniera anarchica, ritenendolo un tentativo inconsapevole di realizzazione casuale di un’app o un sito web. Spesso ci sono lavori che uno porta avanti per cinque, dieci, quindici o anche vent’anni. I test anche se non si sono chiamati A/B Test o non gli si è data una definizione canonica da manuale del perfetto Designer del 2021, sono stati fatti. Le reazioni degli utenti sono state osservate, raccolte, apprese indirettamente. Si conoscono perfettamente i punti deboli di un sito o di un’app, si sa dove si deve intervenire, senza creare una commissione al riguardo e una proposta di intervento da 250 slide. Il problema spesso è che manca solo uno di questi tre elementi: budget, tempo e personale. E se manca uno di questi, addio al Design Thinking, bisogna solo fare le cose e farle nel miglior modo possibile con quello che si ha a disposizione. Per cui io teorizzo da questo momento in poi una nuova corrente del Design Web che chiamerò Anarchical Design Strategy. Prima regola del Anarchical Design Strategy: fai quello che puoi con quello che hai e evita di perdere tempo a scrivere slide ppt per organizzare qualcosa che esiste solo nella tua testa, ma non è la realtà dei fatti. Questo però non toglie che è evidentemente corretto imparare a manovrare correttamente questi strumenti, che possono sicuramente fare la differenza tra un prodotto ragionato e uno non ragionato, però con la giusta flessibilità che ci permetta di integrarli effettivamente nella realtà di tutti i giorni, senza farne dei dogmi pretenziosi per cancellare il lavoro di anni.

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