027 – JOLLY: Pigrizia e ozio creativo

Sono pigro oppure ho solo bisogno di ozio creativo? Mi piace quello che faccio? Sto raggiungendo il flow oppure come si chiama questo stato in cui produco solo perché sono abile a farlo? Sono tante le domande che un Designer si pone quando è sfinito.


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Argomenti della puntata:

  • Rivoluzione industriale, metodi ingegneristici finalizzati alla produzione, Intelligenza Artificiale.
  • Flow vs “Gnecca”
  • Fiume creativo e Cultura
  • Adriano Olivetti vs Steve Jobs
  • Lavoro e ozio creativo – Prof. Domenico De Masi
  • Speranze per un futuro migliore: Basic Income (vero!) e Ozio Creativo

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Trascrizione:

Sì, è normalissimo essere sfiniti quando si fa questo lavoro. È vero che non andiamo a zappare nei campi e non raccogliamo pomodori, che davvero sono lavori fisicamente stressanti, ma spesso ci troviamo ad affrontare dei periodi costanti di affaticamento mentale. Io nell’anno ne ho individuati 3. In assoluto il peggiore è a prima delle vacanze di Natale, c’è quello prima delle vacanze estive e poi c’è settembre, almeno nel mio settore. Ma tutti abbiamo bene o male dei picchi di produzione durante l’anno in cui ci viene chiesto in modo costante di produrre anche quando non siamo in grado di farlo perché già provati da un lungo periodo di lavoro costante. Il problema a monte, credo, sia stata la rivoluzione industriale che per motivi economici ci ha spinto ad applicare il metodo di produzione a catena di montaggio anche nel lavoro intellettuale e sempre più anche nel design. Questo il motivo di metodi ingegneristici come l’Agile, lo Scrum etc. per far sì che tutto funzioni appunto come una macchina ben oliata. Ed è anche uno dei motivi per cui l’intelligenza artificiale ci incute così tanto timore, perché questo è sicuramente più il suo metodo di lavoro che il nostro, in quanto umani. Il fatto è che il prodotto creativo o frutto dell’ingegno umano ha bisogno di essere alimentato da quello che io definisco un fiume culturale. È come se ognuno di noi avesse un fiume che scorre al suo interno: se il fiume si ingrossa d’acqua e fluisce, si producono prodotti e contenuti a iosa. Se il fiume o peggio la sua sorgente, si secca, i contenuti finiscono e si produce pattume. Che è poi il 90% della roba che vediamo costantemente intorno a noi, frutto di un sistema che bada soprattutto alla produzione finalizzata al guadagno che alla qualità del prodotto in sé. “Meglio produrre tanto e male, che poco ed estremamente curato” è il mantra che bene o male abbiamo tutti accettato di default per sopravvivere. Ci sono due elementi essenziali per produrre prodotti di qualità: 1- alimentare Il fiume culturale. Ovvero essere in grado di alimentare il nostro fiume di acqua e contenuti sempre nuovi e freschi. 2- ottenere il flow o flusso. Lo stato in cui uno si trova quando è occupato a produrre qualcosa che lo coinvolge completamente. Purtroppo, i nostri ex uffici, perché ormai lavoriamo quasi tutti a distanza, non sono progettati per agevolare questi due elementi della creatività umana. Anche quelli piu’ fighi, quelli col biliardino e la console playstation in sala ristoro per capirci. Questo tentativo come anche quello di fornire degli strumenti di formazione all’interno delle aziende sempre esclusivamente orientati all’ambito in cui si lavora, non funzionano. E il perché è presto detto. La mente umana ha bisogno di ozio creativo. Che cos’è lo ha spiegato egregiamente il Professor De Masi nei suoi numerosi libri. Io qui sinteticamente posso dire che l’ozio creativo è ciò che alimenta il fiume culturale interno che è quello che di conseguenza ci induce al flow. Innanzi tutto per alimentare il nostro fiume bisogna fornirgli materiale di qualità e vario. Quello che una volta era definita come Cultura. Varia. Non che se siamo programmatori ci leggiamo solo i manuali sul metodo agile oppure la ditta ci offre una formazione su pluralsight e pensa di aver dato il massimo e di essere anche una società all’avanguardia e attenta alle esigenze dei suoi impiegati. Non mi piace citare Steve Jobs perché lo ritengo un personaggio sostenuto ad arte da una visione marketing di un concetto mainstream di successo soprattutto rispetto a imprenditori italiani di cui nessuno sa niente che davvero hanno fatto miracoli visto la nostra storica incapacità di non sostenere i talenti locali, ad esempio, mi riferisco ad Adriano Olivetti in questo caso. Ma anche Steve Jobs diceva di avere avuto l’intuizione per i caratteri del mac, frequentando un corso di calligrafia. E tornando ad Olivetti, lui, per primo aveva capito che i propri dipendenti andavo alimentati con la Cultura e quindi aveva creato una biblioteca, invitava artisti e pensatori del tempo a parlare periodicamente presso gli uffici della Olivetti ed organizzava attività sociali per i dipendenti. Cultura, non intrattenimento. I videogiochi o il biliardino servono a rilassare e magari a sostenere lo spirito di gruppo, ma non alimentano il nostro fiume interiore soprattutto se questo è il nostro ambito di appartenenza. Se siamo dei Game Designer sarà più facile avere delle idee originali se per un’ora ci dedichiamo ad un corso di yodel, il canto alpino, che se per 24 ore al giorno stessimo incollati ad una console a testare altri giochi. Magari ci viene in mente di realizzare un’app giocosa che sfrutti le tecniche scioglilingua del canto yodel per risolvere i problemi di balbuzie. Alimentando la cultura, si arriva a quello che ci interessa in quanto Designer. Ovvero il Flow. È questo il punto chiave. Purtroppo, e qui mi si rivolteranno tutti contro, il flow è impossibile da raggiungere in un open space e continuamente bombardati da stimoli che ci distraggono: il collega che passa, la richiesta estemporanea, la chat, la riunione organizzata all’ultimo minuto. La maggior parte dei creativi impiegati in un ufficio purtroppo ha provato questo stato davvero raramente e non riuscirebbe a replicarlo a comando. Cosa che invece l’azienda chiede di fare per questioni di produzione. E allora si simula. Il flow non è la “gnecca”, termine scientifico per indicare quello stato in cui si produce quasi dormendo, annoiati e senza stimoli. Lo stato di Gnecca è uno stato profondamente senza stimoli in cui produci solo perché sei abile a produrre. Un po’ come quando guidi perché hai imparato a farlo e poi non ci pensi più. Il flow è partecipativo. Tu mantieni l’attenzione desta e in più percepisci un certo interesse in quello che fai. Quindi è davvero uno stato stimolante e gratificante, nonché creativo ai massimi livelli. La gnecca è uno stato forzoso e automatico di produzione non spontanea. Se ti senti sfinito e non ti va di lavorare, il motivo non è che sei pigro. Se in altri periodi ti sei sentito pimpante e proattivo probabilmente è che stai lavorando da troppo tempo in modalità “gnecca”, non alimenti il tuo fiume interiore con materiale di qualità e non raggiungi il flow. Cosa devi fare? Semplice. Staccare. Chiudere. Il tempo necessario, anche breve, per ricaricarti. Andare a teatro…oppure guardarti un’opera teatrale online, se i teatri sono chiusi, iniziare un corso di restauro, comprarti un libro di storia della filosofia, imparare a suonare l’ukulele. Niente design. Niente email, niente call, riunioni. Vedrai che tempo 5 gg, nei casi di esaurimento grave, facciamo 15 gg, tornerai ad amare ciò che fai. Soprattutto le riunioni. Pratica che oltremodo favorisce la gnecca ed annienta il flow. Una volta, lamentandomi con un collega perché organizzavano troppe riunioni e troppo di frequente, cosa che aveva ridotto i miei momenti di flow completamente a 0 nel giro di un anno, mi disse che ero tenuta a presenziare a tutte queste per lo più inconcludenti riunioni perché la società mi pagava per fare quello. E io che pensavo mi pagasse per fare bene il mio lavoro! Ma questo è un discorso estremamente impopolare in un periodo storico che ci vuole iper-efficienti e che nega completamente le peculiarità dell’essere umano ovvero quella di essere in grado di produrre cose eccezionali solo quando si diverte nel farlo. Non a caso nell’antica Grecia il lavoro produttivo remunerato necessario per vivere era del tutto sottostimato rispetto a quello svolto nell’ozio, per puro piacere e per coltivare la propria personalità o un certo senso estetico. Prossima puntata parlo di call to action. Non mancare, tra due settimane al mercoledì. Ciao grazie e alla prossima!!!

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