026 BASI – Il logo

Come faccio a stabilire se un logo è fatto a regola d’arte? Tra dettagli, regole, errori comuni, tutto quello che c’è da sapere per far sì che il logo che ci stiamo facendo realizzare o che stiamo realizzando noi personalmente non riservi delle sgradite sorprese.


LINKS DELLA PUNTATA

INSTAGRAM: @cercasiai
EMAIL: aaaicercasi @ gmail.com
TWITTER: @Aicercasi

Myfoglio.com è l’app di fatture freemium, sicura e completa già dalla versione non a pagamento.
Provala qui:
https://www.myfoglio.com/

Concorso 2021: inviami un email a aaaicercasi @ gmail.com con indicato cosa fai e perché sei un ascoltatore “specialissimo” e a fine 2021, se mi avrai convinto, potrai vincere un abbonamento myfoglio premium!

Di cosa parlo in questa puntata:

  • Definizione delle parti del logo
  • Errore più comune pre-realizzazione
  • I tre elementi costitutivi del logo
  • Le tre condizioni da verificare
  • Pulizia nell’esecuzione del disegno e formati grafici
  • Cosa non è necessario se si ha un budget limitato

Ascoltala su Spreaker (ma disponibile anche su Itunes, Spotify, Google Podcast, Castbox, etc…):

LA TRASCRIZIONE DELLA PUNTATA:


Loghi. Tutti ne abbiamo un e spesso ce lo portiamo dietro per anni.

Innanzi tutto un po’ di definizioni. Per semplicità, nel tempo siamo arrivati a definire con la parola “logo” un gruppo di elementi formato da un pittogramma e un logotipo che in generale rappresentano un marchio che a sua volta fa parte di un brand o marca.

Il pittogramma è la rappresentazione grafica del marchio, è il simbolo grafico, il logotipo è la parte testuale del marchio, a volte c’è anche un pay-off; il marchio completo di pittogramma, logotipo e pay-off fa parte di un brand o marca, ovvero un insieme strutturato di regole stilistiche che è rappresentativo di un’azienda o, attualmente anche di una persona, visto il diffondersi del cosiddetto personal branding.

Nell’uso comune, però, si utilizzano indifferentemente le parole logo e marchio.

Ma quali sono le regole per realizzarlo bene e non avere nessun problema di visualizzazione di un logo?

Partiamo dall’errore più comune per poi definire le regole.

Quando ci accingiamo o qualcuno si accinge per conto nostro a realizzare un logo, solitamente fa una ricerca approfondita dei loghi del settore o anche di settori diversi dal nostro. Non si tratta di copiare. Primo non ci si inventa mai nulla: tutto è sempre una rielaborazione di qualcosa che c’è stato in precedenza. Secondo: non è funzionale creare un qualsiasi manufatto grafico da zero, senza spunti. Sarebbe come reinventare ogni volta la ruota, con tutte le sperimentazioni, gli errori, e i disagi del caso. Non puoi realizzare l’icona di un cestino pensando di non copiare un’ icona di un secchio. Se ti inventi che una scatola è un cestino della spazzatura, il 90% delle persone non lo comprenderanno, per cui devi sempre partire dallo stato dell’arte e poi innovare, sempre se ci riesci, altrimenti ti accontenti di replicare per lo meno lo status quo.

Che si fa allora? Si prendono ovviamente i loghi più innovativi o quelli che sono più apprezzati in quel momento. E ci ritroviamo a fare il logo dell’officina meccanica Salvatore e figli come il logo di TikTok ovvero un logo utilizzabile anche da un ottico per testare disturbi della vista quali astigmatismo e daltonismo, o con sfumature dall’arancio al rosa come Instagram o altre amenità del genere. Senza contare che sono loghi che hanno completamente passato la fase di riconoscibilità della marca, hanno uno stuolo di grafici che li rielabora costantemente per ogni esigenza possibile, passata e futura, e dettano le regole in fatto di design per il solo fatto di essere dominanti sul mercato.

Quando non si è nelle condizioni appena accennate ovvero il nostro logo non lo conosce nessuno, lo si fa una volta e deve essere “buona la prima”, non siamo dominanti e non dominiamo il mercato tanto da fregarcene delle regole, la parola d’ordine è RIGORE. Rigore stilistico e classicità ordinata, per l’esattezza.

E ora, dopo una premessa sull’errore generico veniamo al dunque. Come si fa un logo degno di questo nome.

Attenzione a tre elementi del logo:

1-  GLI SPESSORI. Un logo non è fatto di fili. Scordati tutte le linee di un px. Non si adattano quando le scali. Fai sì che il logo sia creato da linee spesse, meglio se convertite in riempimenti,  che quando riduci la grandezza del logo restino sempre visibili.

2- I COLORI. 2 al massimo 3. 4 colori per un logo sono troppi e ingestibili, arriverà il momento in cui ti pentirai di avere un logo con 4 o più colori. Ricorda questa maledizione. E’ per questo che Instagram ha anche una versione a colore pieno.

3- IL NUMERO DI ELEMENTI CHE LO COMPONGONO. Troppi rendono illeggibile il logo ed anche poco elegante. Quando il logo da simbolo diventa un’illustrazione, c’è qualcosa che non va nella tua comunicazione. Stai dicendo troppo e troppo male. Ricordati il dono della sintesi.

E verifica queste condizioni

1-  è SCALABILE? Fai in modo che qualsiasi parte del logo sia visibile anche quando lo riduci di molto. Questo perché un giorno vorrai stamparlo sul gettone del carrello della spesa per farne un gadget e ti accorgerai che il tuo logo è diventato una massa informe di colore imprecisato. Quindi pochi elementi, pochi colori e dettagli definiti.

2- LEGGIBILE? Un logo deve vedersi bene su fondo chiaro e su sfondo scuro. l’ideale sarebbe farne 2 versioni.

3- INCONFONDIBILE? Ok ispirarsi a qualcuno, ma se gli copi pari il logo e purtroppo questo qualcuno è anche più famoso di te, è facile che a perdere in visibilità sia tu e non lui.

Cosa è necessario quando ti fai fare un logo:

1- che ti mostrino le prove del logo in questione in contesti diversissimi tra loro: grandezze diverse, fondi bianchi, neri, web e stampa.

2- che ti diano una spiegazione per ogni elemento costitutivo. Niente deve essere lasciato al caso. Tu devi sapere che storia c’è dietro al tuo logo, altrimenti quando te lo chiederà qualcuno non saper che dire ti farà fare una gran magra figura. E’ il tuo logo e dovrebbe rappresentarti, quindi dovresti sapere perché è fatto così.

3- che ti forniscano i sorgenti. AI, EPS se è fatto in illustrator, ma io direi anche un attualissimo SVG. Comodo per il Web e oltrettutto il formato SVG garantisce che il logo sia fatto da elementi vettoriali ben definiti, senza fronzoli e maschere di programmi di grafica e questo è garanzia di pulizia nell’esecuzione del disegno.

Cosa non è necessario:

1- non è necessario che ti producano un power point di 128 pagine che ne mostra ogni singolo utilizzo. La regola generale dei loghi è che non vanno alterati, modificati nei colori e posti troppo vicini ad altri marchi. Per cui tutte quelle spippolate sull’evitare che venga aggiunto al logo a Natale il berretto di babbo natale o le renne, uno se le può anche risparmiare perché trattasi di regole di buon senso che se uno non le vuole rispettare perché é un incivile, neanche il manuale di style guide dettagliatissimo potrà evitarle a priori.

2- non è necessario fare la cerimonia di presentazione del marchio. Un logo fatto bene è per sua indole esplicativo.

Ti metto in guardia su queste due pratiche perché spesso per convincere un cliente ci si mette di piu’ nella presentazione che nella realizzazione del marchio stesso. Invece a mio avviso ogni sforzo dovrebbe essere destinato alla realizzazione di un logo efficace piuttosto che nel packaging di presentazione, soprattutto quando hai un budget molto limitato a disposizione.

Per cui, nel caso, dì all’agenzia che preferisci vedere più proposte di loghi, piuttosto che avere un manuale di style guide super definito. Questo ti consentirà di abbassare i costi di realizzazione.

Queste le basi per quanto riguarda la realizzazione dei loghi.

Sei andato a vedere myfoglio? Myfoglio.com lo metto in descrizione è un applicativo web per fare le fatture. Ricordati che c’è anche il concorso per vincere l’abbonamento premium per un anno. Tu mi scrivi e mi spieghi che sei un utente specialissimo per N motivi che conosci solo tu e a fine 2021, selezionerò l’ascoltatore piu’ speciale del mio podcast. Trovi tutto in descrizione.

Tu sai gia’ e se non sai, guarda nei riferimenti di tutte le puntate. Metti il like, condividi, iscriviti, diffondi il verbo…

Prossima puntata parlo di pigrizia e ozio creativo. Non mancare, tra due settimane al mercoledì.


Posted in Podcast and tagged .

Rispondi