022 10 punti che fanno capire che un sito web non è stato realizzato da un professionista

Occhio all’inspector del browser!

Dagli anni ‘90 ad oggi i siti web si sono uniformati nella struttura e a volte anche nello stile. In parte ciò è dovuto alle librerie di oggetti utilizzate un po’ da tutti. Esistono, però, dei dettagli che fanno dire: “mmh, c’è qualcosa che non va!”


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“I siti al giorno d’oggi sono tutti uguali, non importa chi te lo fa, basta un buon template.”

“Ho speso tanto per il sito aziendale e mi sembra che manchi qualcosa. Cosa c’è che non va?”

Ho condiviso un post su LinkedIn di un articolo che parlava del fatto che ormai tutti i siti si somigliano.

È un dato oggettivo, non un modo di dire.

Dagli anni novanta ad oggi i siti sono andati via via uniformandosi nella struttura e a volte anche nello stile.

Ciò è dovuto in gran parte alle librerie di oggetti utilizzate un po’ da tutti.

Bootstrap, WordPress, FontAwesome e librerie di componenti come Material design hanno fatto sì che sia i siti web che le App web based fossero su per giù una identica all’altra.

Ma questo, l’ho detto anche nel post, non mi preoccupa più di tanto.

Una certa uniformità ha avuto come conseguenza una maggiore facilità d’uso della maggior parte delle app e dei siti web e insieme con il livellamento dello stile si è comunque alzata l’asticella della qualità di gran parte dei prodotti web based.

Quello di cui vorrei parlare oggi in questo episodio è invece il fatto che comunque, anche se è indubbiamente più facile oggi realizzare un prodotto migliore rispetto al ’98, esistono ancora degli elementi che ti fanno dire, questo sito o questa app non è stata realizzata da un professionista.

E oggi ti illustro i miei 10 punti che fanno capire che un sito web non è stato realizzato da un professionista con questa fantastica classifica.

10- siti che ancora sono realizzati con programmi che esportano la grafica. A suo tempo avevamo fireworks che faceva una cosa del genere. Ma anche allora che i siti non erano responsive era assurdo usare quella funzionalità. Attualmente me ne è capitato uno di un mio cliente,  che sto rifacendo e che non so con quale diavolo di programma di stampa sia stato esportato. Guardando il codice è un tripudio di id tutti graficati con CSS specifici. Un orrore. Naturalmente il sito è un blocco di grafica e completamente inusabile. Neanche a dirlo che non è responsive.

9-le immagini fotografiche prese da iStockphoto, ma sai quelle brutte con le strette di mano… E le immagini fotografiche da unsplash quelle usate da tutti, sfruttatissime e che, poiché purtroppo sono apprezzate dai più per la caratteristica di essere gratuite piuttosto che per il fatto che sono anche molto ben fatte a volte, danno la cattiva percezione che il sito sia stato fatto “a risparmio”. L’immagine fotografica ha un impatto micidiale. In un attimo ti accorgi se chi ha fatto il sito è uno che ne ha viste miliardi di immagini professionali o uno che si diverte a fare i siti alla domenica e sceglie la prima che gli capita davanti

8 – le immagini fotografiche fatte da un fotografo amatoriale. Non dico quelle che uno si fa per risparmiare e che vengono un po’ male. Tipo me, che per quanto voglio, mentre mi scatto il selfie mi vergogno e poi piglio una foto a caso e cerco di sistemarla con affinity, solo che era già pessima prima e poi non si possono fare miracoli. No. Intendo le foto impostate da “gruppo imprenditoriale” che capisci che le ha fatte un fotografo alla buona e si è fatto pure pagare. Tipo quelle con le persone che nascondono altre persone, le ombre da tutte le parti, gli atteggiamenti da fotografo di matrimonio, con la gente in posa…oppure quelle che riprendono involontariamente l’implacabile spietatezza del tempo che fugge, i contorni appesantiti, le occhiaie e le rughe, come se fosse un fermo immagine di un film neorealista, ma non con altrettanta eleganza. E di recente purtroppo anche la versione opposta. Le immagini, soprattutto femminili, di donne ritoccate con l’app di ritocco selfie di turno che sembrano tutte grosse barbie di plastica.

7-le icone “grevi”. Le icone “grevi” sono difficili da fare comprendere. Un conto sono le icone prese dalle librerie. Sono ormai sfruttatissime, ma comunque hanno uno stile e rendono il sito abbastanza dignitoso. Le icone “grevi” sono quelle ad esempio che non seguono lo stesso stile. Una è piena, una è vuota, una è sottile, una è spessa, una è stondata, una quadrata. Oppure, peggio ancora, quelle fatte da un disegnatore che non sa disegnare icone. Il problema con l’illustrazione soprattutto di oggetto piccoli è questo: quando sei agli inizi riconduci tutto a forme geometriche basilari. Tipo una testa diventa un cerchio e una mano un ovale. Si parte sempre così, ma poi devi raffinare, devi ricavare forme geometriche sempre più vicine alla forma che vuoi realizzare. Altrimenti è come ricavare un paio di sfere da un blocco di marmo e asserire che quella sia la statua di “Amore e Psiche” del Canova. Le icone “grevi” sono così, sono lasciate come non finite come malamente abbozzate.

6- i testi. Solo con la formattazione di un testo si può tradire qualsiasi tipo di capacità anche se oggi strumenti come bootstrap fanno sì che le differenze tra un professionista e un non professionista sia minimo.

Comunque. Troppo testo e troppo “azzeccato”, appiccicato, con pochissima interlinea a riempire tutto lo spazio disponibile è quasi sempre indice di un sito non professionale.

Siti estremamente grafici e professionali tendono a lasciare molto vuoto intorno agli elementi, anche troppo a volte. Siti amatoriali riempiono, come se si avesse paura di prendersi il proprio spazio.

6.1 – Sempre per quanto riguarda la formattazione del testo un altro elemento che tradisce in modo assoluto la professionalità o l’amatorialità del grafico è il font pairing. Ovvero la capacità di combinare al massimo due font diversi per dare movimento al testo e renderlo più grafico. Di solito il designer amatoriale ne usa troppi e mal appaiati.

6.2 – Sempre restando sul testo. Che i contenuti fanno il 90% di un sito professionale e quindi sono importantissimi e impossibili da trascurare. Testi lunghissimi e inconcludenti. Per intenderci come sarà la trascrizione di questo podcast.

Ci sono giornalisti professionisti che si ostinano a scrivere sul Web come facevano negli anni 70 sulle riviste mensili di settore. Asserire che non siano professionali non è corretto, ma che invece siano rimasti indietro nel tempo, sì, purtroppo. Testi brevi, sintetici, che vanno dritti al punto senza giri di parole, fanno subito la differenza tra un sito amatoriale e un sito professionale.

5 – anche se sembra impossibile con tutti i template che girano oggi, l’omissione di elementi importanti tipo la ricerca o i contatti e le breadcrumbs quando il sito ha più di una pagina, ci sono ancora siti che li omettono. Sono errori. Li facevo anche io all’inizio: ero, appunto, agli inizi. Appena ti accorgi che ti capita, rallegrati e sii felice perché  vuol dire che questo lavoro ha ancora tante sorprese in serbo per te. E poi segnateli su un post-it attaccato sul monitor, così non te li dimentichi più.

4- i fondi. Esistono solo 2 fondi in generale, il colore omogeneo e il semi-gradiente su colore omogeneo. Tutti gli altri fondi naif fanno subito amatoriale. Niente listello da parquet, né bullonato per industria metalmeccanica, mi spiace. Li ho usati anche io nel 90. Seppelliamoli con le chiocciole rotanti e le barre gialle e nere dell’under-construction. Nostalgia vintage.

3- errori di visualizzazione su mobile. Mi è capitato di recente. Mi hanno chiesto di valutare un sito così, da smartphone. Non avevo l’inspector del browser quindi. Ad occhio sembrava tutto in ordine tranne che i pulsanti si leggevano male su alcuni sfondi. Ho detto subito che probabilmente era un template, modificato e non era stato controllato su mobile. Supponevo infatti che quegli errori non si sarebbero verificati su un desktop. Infatti. Sito Wix quindi impossibile da rovinare se non ti ci metti di impegno come nel caso in questione. Perché probabilmente inserisci stili senza controllare cosa vanno a rovinare e in un attimo il tuo sito da professionale (anche se con un costo irrisorio) passa ad amatoriale.

2- loghi. I loghi sono la croce e la delizia di qualsiasi prodotto grafico. Vuoi una brochure, o un sito Web o un biglietto da visita. Se il logo è realizzato male, la percezione di tutti gli elementi che gli ruotano attorno è irrimediabilmente compromessa. Questa affermazione è facile da verificare. Facciamo un gioco da Designer. Prendi un sito web tra i più professionali. Diciamo Apple che così vinciamo facile. Cancella il logo con un programma di grafica e sostituiscilo col logo più orrido che ti sia mai capitato di vedere…macelleria Tacconi, idraulico Bianchi e figli….quello che vuoi e poi osserva se non ha distrutto tutto intorno a sé. Il problema è che spesso al logo del fondatore dell’azienda resta affezionato proprio il fondatore dell’azienda…e quindi spesso i siti risultano amatoriali proprio per piccoli elementi fondamentali neanche voluti dal Designer.

1- elementi che stonano che sono voluti dal cliente. Metti che sia il logo che non si può toccare perché è così da 50 anni, metti che sia l’immagine realizzata da suo cugino, metti che sia la foto della figlia bambina che agli occhi di papa’ appare estremamente bella….ma di fatto non ci azzecca niente all’interno della comunicazione in generale, metti che siano i premi e le pecette sparati un po’ ovunque così da aggiungere loghi brutti quando magari il tuo non è così malvagio…insomma vuoi per una interminabile serie di nefasti eventi…ti ritrovi col sito che sembra fatto alla domenica e, concedimi l’espressione rubata al mio ex professore di italiano, sul “trono”.

Però, aspetta, voglio concludere con una speranza: non è che ognuno di questi errori, preso da sé fa immediatamente sito amatoriale a parte il 10. Ma gli altri combinati a due o peggio a gruppi di tre, sì.

Se li si conosce, li si evita. Per cui spero che, come al solito, questa puntata sia stata d’aiuto a qualcuno e di vedere in giro siti sempre più professionali.

E per chi stesse ascoltando questa puntata solo da oggi, è arrivato il momento de i 5 punti chiave della puntata:

1- i siti di adesso sono sì tutti uguali, è un dato di fatto e metto un link in descrizione al podcast di uno studio a tal proposito

2- una certa omogeneità non è completamente da disprezzare, da una parte ha creato un “modus operandi”, dall’altro ha alzato la qualità dei siti online

3- anche se i siti ad un occhio non allenato possono apparire tutti ugualmente professionali, ci sono degli elementi che fanno comprendere se il sito è stato realizzato da un Designer amatoriale.

4- i loghi e l’utilizzo combinato degli elementi grafici sono le parti di un sito web che maggiormente mettono alla prova la professionalità di un Designer

5- un sito fatto male capita a tutti, l’importante è non farne un marchio di fabbrica e soprattutto evolvere


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